
Ogni tanto compro il Fatto Quotidiano, come ogni tanto vedo Report per sentire, come si dice, l’altra campana e farmi un’idea propria sui fatti e sui commenti. Ma a questo punto non so se lo comprerò più, per non sostenerlo economicamente. Sono un liberale da sempre, anche ora che non vedo più in giro la bandiera del PLI. Sono convinto che la libertà di stampa è fra le più importanti da difendere. Senza libertà di stampa non si può essere sicuri che esistano le altre libertà. I giornalisti, come usa dire, sono i cani di guardia del potere, nel senso che lo proteggono dalle storture e dalle anomalie dandone avviso alla comunità.
Detto questo, esiste un limite tra la libertà di stampa e la libertà di diffamare. Questo limite il Fatto Quotidiano l’ha superato spesso e, quest’ultimo mese, continua a superarlo in modo eclatante.
Un gentile atto giuridico del presidente della Repubblica, la grazia prevista dalla Costituzione, è stato preso di petto per buttare fango sulla magistratura milanese e veneziana, sul ministro della Giustizia e sul presidente della Repubblica stesso. Oltre che sulla madre e sul padre adottivi di un bambino per l’età sua innocente, ma dilaniato nel tritacarne della macchina infamante diretta dall’esangue – a guardarlo – Marco Travaglio, che invece è sanguigno e carnivoro come una iena. Gli sembrava che uno scoop avesse potuto essere accolto in sede giudiziaria e potesse far aumentare le vendite del suo foglio. Per l’aumento delle vendite, non so, gli allocchi che comprano i peggiori giornali si trovano sempre. Ma sul fronte istituzionale lo scoop si è tramutato per chi l’ha fatto in un vero e proprio disastro.
La magistratura ha rifatto le indagini contestate e ha ripetuto che gli elementi per concedere la grazia all’ex igienista dentale di Berlusconi ci sono tutti. Le notizie riportate dal Fatto non corrispondono al vero, ha scritto nero su bianco.
Adesso, il Fatto Quotidiano, Report, Carta Bianca, che diffusero le false notizie, ne risponderanno di fronte ai giudici cui si erano appellati: 250 milioni di dollari è il conto del risarcimento chiesto dai legali americani di Cipriani e Minetti per risarcimento dei danni materiali e morali.
Anche se la cifra dovesse alla fine essere ridotta, ne resterebbe tanta da far chiudere il giornale. Sull’epitaffio funebre potrebbe essere inciso: “Scoppiato in seguito a uno scoop”.







