
(Scena immaginaria)
Salotto di casa Poggi. Televisione accesa. Ultime notizie da Garlasco.
«La Procura di Pavia sostiene che…»
«Alza, alza. Che sostiene?»
«Che ci sarebbero nuovi elementi. E poi quelle analisi sui pedali della bicicletta…»
Silenzio.
«Ma allora…»
«Allora cosa?»
«Metti che alla fine viene fuori che Stasi non è stato.»
Altro silenzio. Quello delle grandi domande.
«E i soldi?»
«Quali soldi?»
«Come quali soldi? Quelli del risarcimento.»
«Ah.»
La televisione continua: Andrea Sempio, nuove consulenze, revisione del processo, Procura di Pavia, Procura generale di Milano.
Ma ormai nel salotto nessuno ascolta più.
«Quanto abbiamo avuto?»
«Quattrocentomila, finora.»
«E se Stasi viene assolto bisogna restituirli?»
«Pare di sì.»
«Tutti?»
«Tutti.»
«Madonna santa.»
«E quelli che dovevano ancora arrivare?»
«Quelli non arrivano più.»
Nuovo silenzio.
L’Italia davanti alla televisione si domanda: ma allora chi ha ucciso Chiara Poggi?
Nel salotto, invece, la domanda è diventata molto più concreta:
«Ma allora quanto ci costa l’innocenza di Stasi?»
Squilla il telefono.
«Chi è?»
«Un giornalista.»
«Ancora?»
La signora prende la cornetta, poi ci ripensa e la passa al marito.
«Rispondi tu, che sei più calmo.»
Dall’altra parte la solita domanda:
«Che cosa pensate delle ultime notizie provenienti dalla Procura di Pavia?»
Marito e moglie si guardano.
Lei sussurra:
«Digli che sono tutte fesserie.»
Lui prende fiato.
«Noi continuiamo ad avere piena fiducia nella sentenza.»
Riattacca.
Silenzio.
Poi lei:
«Speriamo che abbia ragione la sentenza.»
E lui:
«Soprattutto speriamo che alla fine la giustizia non ci presenti il conto. Perché…»
«Perché un cazzo!» lo interrompe lei. «Col cazzo che potremo restituire tutti quei soldi, se quasi metà se n’è già andata!»








