
Mentre ai Bucanieri gli avversari festeggiavano, in una non distante pizzeria, a un tavolo riservato d’angolo, seminascosto da un separé, quattro personaggi affondavano la delusione davanti a quattro pizze che non tutti avrebbero mangiato. Avrebbero bevuto un poco di più perché nel vino si suole affogare le amarezze.
Tutti e quattro i personaggi erano arrivati quella sera, dopo l’avvenuta proclamazione della sindaca, Andreana Patti, alla conclusione più sconclusionata della loro fortunata esistenza. Per migliorarne l’esito e renderlo onorevole sarebbe bastato non partecipare all’ultima campagna elettorale. L’illusione di poter ancora vincere li ha avviluppati con una corda fatale che ogni movimento di uno ha danneggiato gli altri.
Era pietoso vederli all’ultima cena prima della scomparsa. Uno, deputato in carica all’Assemblea Regionale, potrebbe teoricamente risorgere alle prossime regionali, ma chi ci crede più? Dopo quasi cinque anni di inutile frequentazione di Palazzo dei Normanni, aveva rinunciato all’ardito proposito iniziale di “risolvere la Questione Meridionale”. Troppo complicata gli è quasi subito sembrata e, forse, di impossibile soluzione. Scesa la mira più in basso, aveva individuato nella candidata sindaca Giulia Adamo, di anni 76, “il nuovo” che lui avrebbe sostenuto andandole incontro. Anche questa bella intenzione è stata un flop. Come poteva addentare la pizza quella sera?
Nemmeno la neotrombata candidata, chiamata dai sollazzi di Parigi alla contesa lilibetana, aveva voglia di mangiare, ma noblesse oblige e metteva nell’amara bocca pezzettini di pizza innaffiandoli con rinfrescanti calici di bollicine. Cominciava a maturare l’idea che era stata lo zimbello manovrato da amici incapaci e infedeli. Se non si fosse candidata, lei e il suo porto inesistente sarebbero rimasti nell’immaginario collettivo come una speranza mancata. Ora, purtroppo, prendevano le sembianze del disastro compiuto. Un altro calice di giallo paglierino Chardonnay portato alle labbra l’aiutava a non piangere.
Vicino a lei, l’intrepida direttrice didattica, proveniente dalla Vucciria e Ballarò, reagiva all’interno tormento con forchetta ben infissa nella pizza tagliata decisamente con la lama del coltello brandito. Nemmeno il ministro Salvini, venuto appositamente per lei, ha recuperato i voti agognati. La rabbia le monta a danno della inerme pizza. Ormai anche a lei — tutta la città ne è convinta – sarà precluso l’ultimo arco di trionfo. Lei che era stata, da giovane, la più giovane maestra nei luoghi palermitani più rischiosi, non mai quanto il cortile maledetto di questa città. Il suo spazio politico sembra a lei stessa più difficoltoso del futuro del partito cui ultimamente ha aderito. Quasi quasi – pensa – crolli la Lega con Salvini e tutto il ponte! Determinata com’è, affonda decisa la lama nel cuore della pizza farcita di olive nere. Nere pure le olive, una congiura!
Il quarto commensale, fra tutti sembra il più sereno. Quasi quasi in questo risultato ci sperava. Le promesse sempre più eclatanti che aveva dovuto fare per mantenere buoni i cittadini che, ogni santo giorno sulle auto, a ogni sobbalzo inveivano contro il comune e lui personalmente, non avrebbe potuto mantenerle. E se gli esagitati cittadini fossero passati dalle ingiurie e imprecazioni alle vie di fatto? Il prefetto non l’aveva proposto per la scorta. Che pure lui, sotto sotto, cospirasse? Meglio che tutto sia finito, come è finito. La colpa della sconfitta si può tranquillamente dare al centrodestra che Dio ne scambi!
L’ex sindaco mangiava con dignità e serena consapevolezza del buon tentativo fatto con le illusorie promesse di rinascita. Portando in bocca l’ultimo boccone, pensava ai prossimi cinque anni di partecipazione al consiglio. Una sinecura da non disdegnare, con i gettoni di presenza come zuccherini sui vitalizi e buonuscite di legge. Come giusto, l’indomani avrebbe portato un cero alla Madonna.