Il figlio adottivo di Raffaella Carrà

La vita delle persone è qualcosa di sconosciuto anche se si tratta di persone pubbliche. Perfino i recessi della nostra vita sono a volte poco noti a noi stessi e ce ne meravigliamo se per caso ne veniamo a conoscenza. Per questo, a distanza di anni dalla morte, ci giunge inaspettata la notizia che Raffaella Carrà aveva un figlio adottivo segreto, il quale è diventato noto per una vicenda, come spesso capita, di interessi economici.

Il figlio adottivo ha difeso presso il tribunale i diritti d’immagine e artistici della madre ed è venuto allo scoperto. È nato nel 1964, non ha importanza come si chiami. Era considerato uno dei suoi più stretti collaboratori.

La Carrà era nata nel 1943 ed ha avuto una vita artistica favolosa, due lunghe relazioni amorose e innamoramenti più brevi. Ora si vocifera anche che questo suo figlio adottivo, cui è andata la maggior parte del suo patrimonio, sia stato qualcosa di più di un fedele collaboratore e anche qualcosa di diverso da un figlio.

Nulla si può escludere, ma che cambierebbe? Abbiamo detto nel preambolo che la vita è così complicata che tutte le sue sfaccettature non le conosceremo mai, nemmeno le nostre.

Previsioni di Calenda sul referendum

Non farei l’analisi pessimistica che fa Calenda sul risultato del referendum del 22 e 23 prossimi. Lui darebbe per scontato che vincerà il No perché il Paese è sempre bloccato nel conservatorismo, sia che l’innovazione venga da destra, come in questo caso, sia che venga da sinistra, in altri casi.

Non mi sembra che il suo discorso sia fondato. Quando gli elettori sono stati chiamati nei referendum più importanti a dare il loro voto, hanno quasi sempre votato per la proposta innovativa. Nel 1946 vinse la Repubblica sulla Monarchia; nel 1974 fu confermato il divorzio; nel 1981 la maggioranza volle l’aborto; nel 1987 la responsabilità civile dei giudici e lo stop alle centrali nucleari. Quest’ultima non fu una decisione saggia, ma era allora innovativa rispetto al passato.

I voti a favore in tutti questi casi furono abbondanti e non di poco, dal 70 per cento a oltre l’80 per cento dei votanti.

Perché stavolta, di fronte a un’innovazione del sistema giudiziario, oggetto di critiche da decenni, il popolo dovrebbe votare per la conservazione dello status quo?

Questa possibilità mi sembra remota.

I toni della campagna elettorale

In vista del referendum di domenica e lunedì prossimi i toni della campagna elettorale si fanno sempre più duri dall’una e dall’altra parte.

L’ultima che ho sentito: l’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, avrebbe detto che se il governo e Giorgia Meloni «prendono un calcio in faccia, è chiaro che crolla tutto». Sarebbe naturalmente la sua speranza il calcio in faccia e il crollo.

Sabato scorso, inoltre, durante una manifestazione per il No sono state bruciate in piazza le immagini della premier e del ministro della Giustizia.

Alcuni incendiari a volto scoperto quasi come incuranti eroi sono stati identificati e sottoposti a indagini.

Da certe opposizioni è venuto perfino il sostegno: sarebbero stati provocati dai favorevoli al Sì.