Convocazione del nuovo consiglio comunale

Ci si avvia verso la convocazione del nuovo consiglio comunale, in cui sarà nominato il presidente del consiglio. Ancora non è noto il nuovo o vecchio nome: potrebbe essere lo stesso dell’ultima amministrazione che per sfortuna è stato rieletto, come potrebbe essere un altro.

Questa amministrazione, guidata da Andreana Patti, sta mostrando subito un alto tasso di inclusività. Praticamente, la sindaca, non rappresentante di un solo partito, ha deciso di accettare ogni contributo di persone, soprattutto voti, provenienti da ogni parte: da sinistra, come da destra e dal centro. Un solo partito non c’è stato in questo rimescolamento: il Partito dei vecchi e puri comunisti, che ha preferito distanziarsi alcune decine di migliaia di chilometri andando a fare visita di cortesia a Kim Jon-un, in Corea del Nord.

Esclusi i comunisti duri e puri, tutte le altre forze politiche sono confluite in parte sotto l’accogliente abbraccio di Andreana. Ora si tratta di applicare il manuale Cencelli per assegnare posti e incarichi ai portatori dei voti, in giusta relazione ai voti portati. Per non dispiacere nessuno, le sigle dei nuovi incaricati in giunta, nelle commissioni e nel sottogoverno sono le più varie e si potrebbe parlare di Arcobaleno se non fosse che proprio questa lista sia rimasta fuori dal consiglio.

Si prevede, dopo la nomina del presidente del consiglio, l’avvio vero e proprio della nuova amministrazione e si prevede anche, dai soliti gufi, che un indirizzo politico vero e proprio non potrà averlo, essendo composta da tutto il mondo.

Intanto, le prime notizie sulla nuova amministrazione sono oltremodo rassicuranti: di nuovo la città ha problemi di approvvigionamento idrico. Alcuni quartieri abitativi e la derelitta fontana del Purgatorio sono a secco. È molto tranquillizzante che cambiano le amministrazioni ma i problemi restano sempre gli stessi.

Coerenza politica

Ci sono persone nate per la politica, che non demordono mai nemmeno dopo le sconfitte. È il caso di Massimo Grillo, sindaco non rieletto, che non è andato nemmeno al ballottaggio con la sindaca eletta.

Ci si sarebbe pure aspettato che, deposte le armi, avesse dichiarato la volontà di ritirarsi a vita privata. Invece, annuncia che guiderà l’opposizione, con la mal celata speranza di poter tornare in sella quando sarà.

D’altra parte, cosa potrebbe fare fuori della politica? Non sappiamo di alcun lavoro che abbia mai svolto nel civile. Prima portaborse di papà, influente politico marsalese e regionale, poi lui stesso avviato sulla via paterna e, salendo per tutti i gradini, consigliere comunale, deputato regionale, assessore regionale, deputato al parlamento nazionale, sindaco infine in questa città. Ha mangiato, se si può dire, pane e politica.

Anche se maturo, è giovanile. Non ce ne siamo liberati. Accompagnerà ancora la nostra città. La sua è coerenza, non sappiamo fino a che punto dannosa. Della sua trentennale carriera politica, una sola cosa si ricorda. A Palazzo dei Normanni fu tra i firmatari della legge sull’elezione diretta dei sindaci. Questa legge ha messo al riparo i sindaci eletti dalla mozione di sfiducia dei consiglieri. Se approvata, cadrebbe tutto il consiglio e quale consigliere sarebbe disposto a cadere lui stesso facendo cadere il sindaco? Così, con quella legge, le peggiori amministrazioni comunali arrivano indenni alla fine del mandato.

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Cosa dovrebbe fare la neosindaca

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Cosa dovrebbe fare la neosindaca e cosa, probabilmente, non farà.

Poiché non potrà dirigere l’intera macchina comunale, avrà bisogno di collaboratori capaci e fidati. Le prime decisioni che dovrà prendere riguardano le persone da inserire nella giunta e le deleghe conferite. Se il criterio di massima sarà quello di premiare i partiti, le liste e le persone che le hanno consentito di essere eletta con grande suffragio, farà la prima mossa sbagliata. Poiché a lei spetta la designazione degli assessori, dovrebbe subito squadernare le carte e mostrare chiaro e tondo che vuole il bene della città e non la premiazione dei galoppini. Non sempre, anzi raramente, le persone capaci di amministrare un ente pubblico sono tesserati di partiti o rappresentanti di organizzazioni nate in previsione della campagna elettorale.

La sindaca dovrebbe avere una vista chiara e lunga. Se nelle forze politiche che l’hanno appoggiata non si trovano le persone giuste, dovrebbe andare oltre e non temere di poterle trovare in campi da lei distanti o nella pura società civile. La domanda che sorge a questo punto è: “Ma come potrà deludere le aspettative di chi si è sacrificato a raccogliere i voti e ha messo pure mano al portafogli per sostenere la campagna elettorale”.

La domanda è preoccupante, ma il capo dell’amministrazione dovrebbe avere il coraggio di mostrare quanto sia più importante l’interesse collettivo rispetto a quello particolare. I “non ricompensati” se ne faranno una ragione e se i collaboratori scelti saranno buoni, non avranno di che lagnarsi: nessuno gli darebbe ascolto.

Alla fine, si torna sempre, vuoi o non vuoi, al dilemma millenario riguardante l’interesse collettivo e gli interessi particolari. In questo contesto si costruisce una buona amministrazione o il seguito di scadenti tradizioni marsalesi.

La fontana del Purgatorio e il sindaco Grillo

Il risultato elettorale conferma le previsioni della vigilia. La Patti era data per vincente; il dubbio era solo se dovesse andare al ballottaggio con Grillo, e allora la sua prima vittoria sarebbe diventata incerta per l’eventuale confluire dei voti di Adamo sul nome del sindaco uscente.

Tolto di mezzo il ballottaggio, si può fare un esame del risultato e  indicarne le cause.

A favore della Patti giocava la novità da lei rappresentata. Nell’ambiente politico marsalese era pressocché sconosciuta. Di Adamo e di Grillo si conosceva tutto: vita, morte e miracoli. Rappresentavano il vecchio, mentre il nuovo o l’apparente nuovo, Patti, ha attirato voti.

La sconfitta del  centrodestra deriva dal conflitto e dalle separazioni che si sono prodotte intorno al nome che lo doveva rappresentare. Questo ha fatto il gioco del  centrosinistra. La scelta, poi, dei partiti di  centrodestra di opporre il nome di Adamo a quello di Grillo, è stata perdente, perché l’ex sindaca di una dozzina di anni fa non aveva  lasciato un buon ricordo.

Buttando il discorso sul surreale, ma non tanto, Grillo ha perso per la fontana di piazza Purgatorio. Ogni onesto marsalese che ha transitato nei suoi cinque anni per  la storica piazza, avendo visto spesso la fontana priva di acqua zampillante, ha pensato che “questo sindaco non sa nemmeno dare l’acqua alla fontana e vuole rinnovare la città!”.

Grillo, nei primi tre anni di amministrazione non ha mostrato di saper fare niente: di opere nuove non si parlava, mentre le manutenzioni ordinarie venivano trascurate.

Alla fine, avviandosi all’ultimo tratto di amministrazione, ha cominciato a comunicare grandi novità, che in parte sono state viste soprattutto nei giardini e giardinetti in corso di esecuzione lungo la costa, inventandosi un nome sbagliato – Quartiere Inglese – per l’antica zona industriale inglese. Nel rinnovo in corso del  frontemare – chiamato waterfront sempre per quella presunta conoscenza dell’inglese, di cui al Quartiere Inglese – si vede di tutto per invogliare la gente ad andarci, ma non si nota alcun adeguato parcheggio.

I lavori sembrano quasi finiti, ma lo storico molo di fronte alle due torrette di Woodhouse è rimasto abbandonato. Ugualmente, di fronte alla residenza dei Florio, dopo lo stabilimento industriale, il grande e lungo molo che tuttora si spinge in acque profonde sembra essere smantellato, invece di venire restaurato.

L’impressione che si ricava da tutto questo è che il sindaco, per fortuna uscito, abbia privilegiato le operette da consenso immediato e abbia abbandonato il passato notevole da salvaguardare.

Vedremo nei prossimi mesi e anni quel che di nuovo, diverso e buono saprà fare la nuova sindaca. Non ci resta che farle gli auguri.

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La lettera agli elettori

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Nel facsimile della scheda elettorale la candidata sindaca Andreana Patti ha a fianco e di sostegno sette simboli; la candidata Giulia Adamo sei; il sindaco uscente e ricandidato Massimo Grillo quattro e, buon ultimo, Leonardo Curatolo un solo simbolo. Può pensare, quest’ultimo, che gli ultimi saranno i primi, secondo l’insegnamento evangelico. Ma sarà davvero così allo scrutinio dei voti?

Se si legge la lettera di Leonardo Curatolo agli elettori, si resta colpiti in parte per la crudezza e in parte per la positività. Si legge di un ragazzo privo di assistenza familiare che va nei convitti, affrontando fin da piccolo le difficoltà della vita. Cresciuto, fa molti mestieri, anche umili. Si eleva lentamente, con determinazione o testardaggine, e diventa sottufficiale in Marina. Dopo un certo tempo di carriera militare, anche all’estero, riesce ad avviare una proficua attività imprenditoriale in Grecia e nei Balcani. Uomo maturo e socialmente arrivato, decide di tornare alla sua terra d’origine, Marsala, e di offrirle la sua esperienza e la sua capacità. Per questo è candidato a sindaco di poche speranze.

Gli altri tre candidati e suoi concorrenti hanno più conoscenze, più appoggi, più contributi per le spese elettorali e piazzano a destra e a manca fogli e video di propaganda. Lui ha mandato la sua lettera agli elettori.

Qualunque altra lettera gli altri tre candidati volessero mandare agli elettori, per non essere da meno, non avrebbero il materiale per costruirla. Che potrebbero dire gli altri?

Andreana Patti ricorderebbe di essere stata avviata alla professione di consulente regionale e negli enti pubblici dal papà, Segretario Generale ben conosciuto. Ha aggiunto nel curriculum l’esperienza di anni come assessore a Trapani.

Giulia Adamo potrebbe ricordare di essere cresciuta in una famiglia abbiente e che non le sono mancati gli appoggi giusti in ogni sua attività. Potrebbe anche ricordare le sue spensierate estati ai Canottieri e le veloci traversate dello Stagnone in fuoribordo verso Mozia.

Massimo Grillo non sarebbe stato nulla senza l’istruzione politica fornitagli dal padre, deputato e assessore regionale a lungo e di peso.

Mestieri bassi, come ha fatto Leonardo Curatolo, i suoi tre concorrenti non ne hanno conosciuto. Sono sempre partiti da ottimi trampolini di lancio per la traversata esistenziale. Si può dire che conoscono la metà del mondo che sta sopra l’altra metà, che sta sotto, a loro sconosciuta. L’autore della lettera agli elettori, invece, partito dal basso è arrivato in alto.

Penso che nell’urna il numero dei simboli conterà più delle storie. Perché i simboli sono colorati e fanno allegria, mentre certe vite no.

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I diritti di Landini

Ci vuole un ex dirigente comunista, Marco Rizzo, oggi leader di Democrazia Sovrana Popolare, a sferrare una critica al fulmicotone contro il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini.

Spesso leggo o sento critiche di liberali e conservatori all’azione del maggior sindacato dei lavoratori. Ma mai ne ho lette così evidenti e fulminanti.

Ho capito che, secondo Marco Rizzo, questa CGIL che va orgogliosamente e allegramente in piazza a festeggiare il Primo Maggio, ha perso di vista gli interessi che dovrebbe tutelare, quelli dei lavoratori, e si è impaludata in abiti liberal-borghesi di diritti sovrastrutturali, che non sono più quelli di chi lavora. I diritti portati in piazza da Landini e compagni non sono quelli reali e consistenti dell’economia familiare, della giusta retribuzione, della ridistribuzione sociale secondo giustizia ed equità. Si canta e si grida, invece, per le élite benestanti e intellettuali e non si fa una lotta vera alle disuguaglianze sociali.

Se ho capito bene Rizzo, anche io penso questo.

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