La lettera agli elettori

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Nel facsimile della scheda elettorale la candidata sindaca Andreana Patti ha a fianco e di sostegno sette simboli; la candidata Giulia Adamo sei; il sindaco uscente e ricandidato Massimo Grillo quattro e, buon ultimo, Leonardo Curatolo un solo simbolo. Può pensare, quest’ultimo, che gli ultimi saranno i primi, secondo l’insegnamento evangelico. Ma sarà davvero così allo scrutinio dei voti?

Se si legge la lettera di Leonardo Curatolo agli elettori, si resta colpiti in parte per la crudezza e in parte per la positività. Si legge di un ragazzo privo di assistenza familiare che va nei convitti, affrontando fin da piccolo le difficoltà della vita. Cresciuto, fa molti mestieri, anche umili. Si eleva lentamente, con determinazione o testardaggine, e diventa sottufficiale in Marina. Dopo un certo tempo di carriera militare, anche all’estero, riesce ad avviare una proficua attività imprenditoriale in Grecia e nei Balcani. Uomo maturo e socialmente arrivato, decide di tornare alla sua terra d’origine, Marsala, e di offrirle la sua esperienza e la sua capacità. Per questo è candidato a sindaco di poche speranze.

Gli altri tre candidati e suoi concorrenti hanno più conoscenze, più appoggi, più contributi per le spese elettorali e piazzano a destra e a manca fogli e video di propaganda. Lui ha mandato la sua lettera agli elettori.

Qualunque altra lettera gli altri tre candidati volessero mandare agli elettori, per non essere da meno, non avrebbero il materiale per costruirla. Che potrebbero dire gli altri?

Andreana Patti ricorderebbe di essere stata avviata alla professione di consulente regionale e negli enti pubblici dal papà, Segretario Generale ben conosciuto. Ha aggiunto nel curriculum l’esperienza di anni come assessore a Trapani.

Giulia Adamo potrebbe ricordare di essere cresciuta in una famiglia abbiente e che non le sono mancati gli appoggi giusti in ogni sua attività. Potrebbe anche ricordare le sue spensierate estati ai Canottieri e le veloci traversate dello Stagnone in fuoribordo verso Mozia.

Massimo Grillo non sarebbe stato nulla senza l’istruzione politica fornitagli dal padre, deputato e assessore regionale a lungo e di peso.

Mestieri bassi, come ha fatto Leonardo Curatolo, i suoi tre concorrenti non ne hanno conosciuto. Sono sempre partiti da ottimi trampolini di lancio per la traversata esistenziale. Si può dire che conoscono la metà del mondo che sta sopra l’altra metà, che sta sotto, a loro sconosciuta. L’autore della lettera agli elettori, invece, partito dal basso è arrivato in alto.

Penso che nell’urna il numero dei simboli conterà più delle storie. Perché i simboli sono colorati e fanno allegria, mentre certe vite no.

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I diritti di Landini

Ci vuole un ex dirigente comunista, Marco Rizzo, oggi leader di Democrazia Sovrana Popolare, a sferrare una critica al fulmicotone contro il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini.

Spesso leggo o sento critiche di liberali e conservatori all’azione del maggior sindacato dei lavoratori. Ma mai ne ho lette così evidenti e fulminanti.

Ho capito che, secondo Marco Rizzo, questa CGIL che va orgogliosamente e allegramente in piazza a festeggiare il Primo Maggio, ha perso di vista gli interessi che dovrebbe tutelare, quelli dei lavoratori, e si è impaludata in abiti liberal-borghesi di diritti sovrastrutturali, che non sono più quelli di chi lavora. I diritti portati in piazza da Landini e compagni non sono quelli reali e consistenti dell’economia familiare, della giusta retribuzione, della ridistribuzione sociale secondo giustizia ed equità. Si canta e si grida, invece, per le élite benestanti e intellettuali e non si fa una lotta vera alle disuguaglianze sociali.

Se ho capito bene Rizzo, anche io penso questo.

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