
Cosa dovrebbe fare la neosindaca e cosa, probabilmente, non farà.
Poiché non potrà dirigere l’intera macchina comunale, avrà bisogno di collaboratori capaci e fidati. Le prime decisioni che dovrà prendere riguardano le persone da inserire nella giunta e le deleghe conferite. Se il criterio di massima sarà quello di premiare i partiti, le liste e le persone che le hanno consentito di essere eletta con grande suffragio, farà la prima mossa sbagliata. Poiché a lei spetta la designazione degli assessori, dovrebbe subito squadernare le carte e mostrare chiaro e tondo che vuole il bene della città e non la premiazione dei galoppini. Non sempre, anzi raramente, le persone capaci di amministrare un ente pubblico sono tesserati di partiti o rappresentanti di organizzazioni nate in previsione della campagna elettorale.
La sindaca dovrebbe avere una vista chiara e lunga. Se nelle forze politiche che l’hanno appoggiata non si trovano le persone giuste, dovrebbe andare oltre e non temere di poterle trovare in campi da lei distanti o nella pura società civile. La domanda che sorge a questo punto è: “Ma come potrà deludere le aspettative di chi si è sacrificato a raccogliere i voti e ha messo pure mano al portafogli per sostenere la campagna elettorale”.
La domanda è preoccupante, ma il capo dell’amministrazione dovrebbe avere il coraggio di mostrare quanto sia più importante l’interesse collettivo rispetto a quello particolare. I “non ricompensati” se ne faranno una ragione e se i collaboratori scelti saranno buoni, non avranno di che lagnarsi: nessuno gli darebbe ascolto.
Alla fine, si torna sempre, vuoi o non vuoi, al dilemma millenario riguardante l’interesse collettivo e gli interessi particolari. In questo contesto si costruisce una buona amministrazione o il seguito di scadenti tradizioni marsalesi.