La sfida con Trapani

Benché la vita dei candidati sindaci marsalesi non sia rischiosa come quella del presidente degli Stati Uniti, si può dire che è ugualmente stressante. Non passa giorno  senza che i quattro candidati non debbano rintuzzare, ognuno, le trovate degli avversari. Oggi ci si è messo pure il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, che ha avuto la bella idea di realizzare nel capoluogo i percorsi rapidi per il bus (Bus Rapid Transit, in acronimo BRT).

Come non bastasse che il gran porto di Trapani affossa Marsala nel mare, ora pure in terra la nostra amata città subisce uno scacco, che i candidati sindaci non possono accettare. Ed ecco quindi che ognuno di loro utilizza le risorse che ha per per rintuzzare la primazia trapanese.

Ma come si possono fare, dall’oggi al domani, a tamburo battente, le azioni decisive per affermare che Marsala nella provincia non è seconda a nessuno? Ci sono candidati che hanno la via spianata da precedenti fatti e altri meno dotati. Da tutti, però, cominciano a trapelare soluzioni e progetti.

La candidata Giulia Adamo è tra le favorite in questa nuova tenzone con gli altri candidati e con il sindaco di Trapani. Forte dell’affermazione tradizionale e apodittica che “Se Marsala avesse u portu, Trapani fussi mortu”, ha ripescato dal fondo del Mare Mediterraneo il nuovo grande porto da costruire a Capo Boeo. Dopo dodici anni che il progetto era stato ammarato, non è stato facile ripescarlo ed esporlo di nuovo all’ammirazione di grandi e piccini. Ma l’Adamo, concreta com’è, c’è riuscita: con il vecchio-nuovo porto ha il vento in poppa, non dovendo cercare altre vie per emulare l’iniziativa di Tranchida.

Passiamo al sindaco uscente e con la speranza rientrante, Massimo Grillo, che non ha l’asso nella manica di Adamo, ma ha pure vecchie polveri cui attizzare il fuoco per fare il botto. Se vi ricordate, in occasione della campagna elettorale del 2020, in cui è stato eletto, aveva in progetto la costruzione della metropolitana di superficie. Non se n’è fatto niente per mancanza di finanziamenti, ma l’idea potrebbe essere venduta di nuovo in questa campagna elettorale. Se ha contribuito alla sua elezione allora, perché non dovrebbe aiutare anche oggi? La metropolitana di superficie starebbe al BRT di Trapani come un’autostrada a una scassata provinciale.

Passando al terzo candidato, Andreana Patti, non ha bisogno di cercare affannosamente un antidoto alle realizzazioni di Tranchida, anzi proprio lui l’aiuterebbe, avendo i due un’intensa intesa politica. La Patti non avrebbe bisogno di dare incarichi a ingegneri per la progettazione del Bus Rapid Transit a Marsala. Il progetto bell’e pronto, solo da modificare leggermente, glielo passerebbe l’amico di Trapani. Si tratterebbe solo di trovare i soldi per realizzarlo. Ma nemmeno i suoi avversari hanno i fondi per realizzare il porto o la metropolitana di superficie.

Quanto al quarto candidato, Leonardo Curatolo, nemmeno per lui sembra impossibile battere Trapani. Se cercate  nel suo programma troverete la valorizzazione dei giovani e l’inserimento delle giuste competenze nell’amministrazione cittadina. Vuoi mettere che l’accoppiata “giovani-competenze” non trovi l’idea geniale per valorizzare la nostra terra?

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Le tariffe elettorali

A Marsala, per le elezioni amministrative, pure le proposte più trasparenti, anzi la trasparenza stessa rischia di creare disastri, come avvenne, se vi ricordate, nell’URSS, quando la glasnost fu la causa principale del crollo del regime.

Andiamo per ordine. È avvenuto che la leader di sinistra, Andreana Patti, candidata sindaca, ha reso note urbi et orbi le tariffe richieste ai partiti della sua coalizione per la campagna elettorale.

Nulla di più opportuno per la cittadinanza, che può conoscere, senza tema di sbagliare, quanto costa la macchina politica. Né bisogna scandalizzarsi, perché, come disse il Priore a Madre Badessa, “senza soldi non si canta messa”.

La proposta della Patti è perfettamente legittima, eppure sta suscitando un putiferio sia all’interno della coalizione di sinistra, sia all’esterno, negli altri tre schieramenti elettorali.

Riguardo alle prime critiche, pervenute dall’interno, un cacicco ha osservato che le tariffe sarebbero basse e non consentirebbero di allestire come si deve la competizione. I giornali sarebbero diventati, secondo lui, particolarmente esosi riguardo alle tariffe – anche essi hanno particolari tariffe – della pubblicità elettorale, e anche i prezzi dei pranzi e delle cene offerte, per recuperare voti, avrebbero ormai un costo elevato. I portatori di voti non si accontenterebbero più di semplici rinfreschi –  ha continuato il cacicco —  ma vorrebbero mettere sotto i denti qualcosa di più consistente. Qualcuno avrebbe chiesto l’aragosta.

Quanto detto è un problema interno alla sinistra, che lasciamo a loro risolvere.

Spetta ancora a noi, invece, informarvi sulla posizione degli altri schieramenti riguardo all’iniziativa della Patti.

Nel lato opposto alla sinistra, che sarebbe la destra, stabilire un tariffario elettorale è molto arduo, ma non possono sottrarsi al confronto con la proposta di sinistra. Mai sembrare da meno dell’avversario, è una regola riconosciuta. Ma non è semplice, dicevamo. Dato che gli allibratori non danno molte chance alla vittoria di Giulia Adamo, si dovrebbe stabilire un tariffario modesto, in modo da perdere con minor danno. Senonché, la consigliora del raggruppamento ha osservato che meno si incassa, meno si può spendere e più sicura sarà la sconfitta. Il suo discorso, come sempre ben argomentato, pone dei dubbi consistenti. Si possono semplificare così: perché partecipare a una competizione in cui saremo sconfitti, rimettendoci pure soldi?

“Sempre le campagne elettorali hanno avuto per scopo l’elezione e un successivo finanziamento illecito dei partiti”, ha osservato un Onorevole della coalizione. “Ora addirittura si vorrebbe partecipare, anticipando soldi che mai saranno recuperati per la certa sconfitta”.

Stando così le cose, non si sa se la coalizione parteciperà più alla competizione.

Resta da esaminare la posizione del sindaco uscente e di nuovo candidato, Massimo Grillo.

Sembra la persona più tranquilla riguardo a questo nuovo busillis delle altre due coalizioni. E ne ha ben motivo. Lui non avrebbe bisogno di chiedere soldi a nessuno – spiegano gli esperti di Piazza Loggia – perché, senza chiederli, gli arrivano in abbondanza da tutte le imprese che stanno eseguendo i lavori e che, con il cambio di amministrazione, potrebbero avere problemi nel riscuotere i loro compensi. Il sindaco uscente rappresenta la sicurezza di essere pagati alla fine dei lavori, senza rischiose contestazioni. Si dice anche, ma è da verificare, che nel conto corrente della sua parte stia arrivando un mare di soldi.

Visto quel che sta avvenendo nei citati tre schieramenti, non ci resta che parlare dell’ultimo candidato e dei suoi supporter: Leonardo Curatolo.

Gli allibratori lo danno 1 a 10.000, cioè, se dovesse vincere, chi avrebbe puntato un euro sarebbe ricompensato con diecimila euro sonanti. E se dovesse perdere? Niente, perderebbe lui e anche il giocatore da un euro. Stando così le previsioni, anche volendo istituire una tariffa elettorale, nessuno sarebbe disposto a versargli una lira.

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Ricordi

Prima e ultima volta, mio padre mi prese con sé per la caccia. Era settembre del passo delle tortore verso l’Africa. Aveva la vecchia doppietta ch’era stata di suo padre, calibro 16 come di moda all’inizio del ‘900. Due tortore volarono da un fico tra i verdi vigneti. Due colpi e caddero. Avevo sentito che era stato un bravo cacciatore. Comfermato! non mi portò più a cccia con sé. Non uscì più a caccia in effetti. Non aveva più il porto d’armi.

In campagna, ragazzino, andai a fare i bisogni dietro il magazzino. MI impaurii vedendo che avevo fatto nero. Andai a chiamare la mamma. Mi disse che era stata la pasta con il nero di seppia. Ogni volta che mi capita di mangiarla, penso sempre a quello.

Una delle poche cose che facevano andare in bestia lo zio Giovannino, era quando, nelle feste a tavola, suo cognato Pietro, racontando di conoscenti deceduti, diceva che il defunto doveva avere “più o meno, l’età di Giovannino”, oppure “qualche anno in meno” o “in più”.

Lo zio Saro era pacifico, ma quella volta si infuriò. Finito di mangiare il secondo di sarde arrostite, bevuto un buon bicchiere di grillo, stava con il braccio destro penzoloni lungo il corpo. La gatta, attratta dall’odore, gli agganciò le dita con gli artigli. Lo zio la inseguì, coltello in resta, per il cortile davanti alla casa.

Dalla finestra della camera, la mattina poco dopo l’alba vedevo sulla trazzera zio Pietro spaccare le foglie delle agavi e metterle a seccare. Secche, le avrebbe legata a due o a tre per stringere i tralci secchi della potatura delle viti.

Ancora l’illuminazione pubblica e l’acqua corrente non erano arrivati in quella campagna. E non si andava a comprare la corda per stringere i tralci. Si facevano le cose come un secolo prima, anche prima di un secolo. Poi arrivò la luce, l’acqua corrente e tutto il resto. Quella contrada convervava il vecchio nome, ma non era più la stessa. Chi non morì, ne valutò le differenze. Rimpianti e miglioramenti nella contemporaneità..

La serva, prima del passaggio d’epoca, ogni mattina, fra le prime cose andava e veniva tante volte dal pozzo all’angolo del cortile, con due secchi per mano. Prendeva l’acqua con la corda sulla carrucola, dentro la cupola del pozzo, e la portava su fino a riempire il serbatoio di ghisa nel bagno del primo piano. Solo poche case di abbienti o villegianti avevano un bagno come noi. Per lo più i residenti andafano a fare dietro le misere casupole.

La casa di mio nonno aveva il nucleo centrale in una torre, con un locale magazzino di fianco. Era una modesta torre settecentesca di avvistamento e di controllo della terra circostante. Prima del 1900 esatto, quando si sposò, fece costruire altri locali al primo pianoe ampliò il piano terra con salottino, camerette, grande soggiorno, cucina, magazzinetto e pollaio. Dietro questi locali recintò l’area di un giardino di settecento mt circa. TRa il giardino e la casa, verso il mare, fece costruire il lungo magazzino, il più grande di quella contrada, con le botti del vino. Lui fino alla morte , negli anni venti del Novecento, la vedova e i sei figli fono alla loro fine vi abitarono durante le vacanze estive. Qualcuno di loro tutto l’anno in vecchiaia.

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Sugli alunni con disabilità

Non si capisce perché un problema riguardante gli alunni con handicap di Trapani, sia stato trasferito nella campagna elettorale di Marsala. Rileggendo le notizie, si può pensare che la nota relazione politica tra la candidata sindaca a Marsala, Andreana Patti, e il primo cittadino del comune di Trapani, Giacomo Tranchida, abbia trasferito dal capoluogo a Marsala il dibattito, le accuse e le difese.

La commissaria provinciale della Lega, braccio destro della candidata sindaca di Marsala, Giulia Adamo, ha preso la palla al balzo per non mancare di essere al centro dell’attenzione e accusa gli avversari politici. Ma di che? Difficile capirlo dalle cronache. Si capisce che si tratta di servizi da erogare a studenti con disabilità. Le sigle degli enti interessati non dicono nulla ai comuni lettori: ASACOM, PEI e GLO.

La commissaria movimentista della Lega arriva al classico: “Dovreste vergognarvi”.

Poiché nella campagna elettorale nella città di Capo Boeo, a un attacco politico si risponde con altri controattacchi, il candidato al consiglio Flavio Coppola non ci sta e ritorce l’intimazione di vergognarsi a chi per prima incautamente l’ha avanzata.

Controreplica della Lo Curto, che lascia impregiudicata la figura di chi dovrebbe vergognarsi.

I candidati in città, tra sindaci e consiglieri, sono tanti e la voglia di presenziare a ogni dibattito è di tutti.

A sostegno della propria parte intervengono i deputati regionali Cristina Ciminnisi e Dario Safina.

La candidata sindaca Giulia Adamo appoggia naturalmente il proprio braccio destro, che ha iniziato la polemica.

Ormai siamo di pomeriggio avanzato. È l’ora in cui sul cortile cala la sera e il silenzio. Domani riprenderà il vocio.

Aforismi miei e di altri

Al ristorante. “Con i formaggi che vino preferisce, signore?”
“Con i formaggi vino della casa”.

L’impotenza si camuffa da omosessualità.

Le persone sono mosse da un bisogno sfrenato di ingiustizia.

La paura della pancia: non avere niente da mangiare.

Ogni amplesso è una conquista, come la presa della Bastiglia.

Milano: attivismo.

Venezia: l’acqua sale.

Torino: era della Fiat.

Vittorio Veneto: a parte il ricordo della Vittoria, che belle cavalle per la cittadina.

Genova: era via Prè.

Parma: prosciutto e salami.

Firenze: il Davide ce l’ha piccolo?

Roma: burocratica.

Pescara: la figlia di Iorio si prostituisce in fondo al lungomare.

Napoli: vedi N. e poi muori (meglio non andarci).

Catania: se non fai attenzione ti tolgono le scarpe mentre passeggi.

Palermo: mafiosi in libertà, in libera uscita, assegnati ai servizi sociali, in attesa di giudizio, giudicati e pentiti.

Marsala: arrivi e non puoi andare oltre: c’è il mare. Ti puoi fare il bagno.

Trapani: se non ci fosse il sale si mangerebbe scipito; come mangiare le zuppe senza sale?

L’uomo che non sente più i bisogni, perché ha tutto, cade in depressione.

Se uno non sente il bisogno di partire, vuol dire che è arrivato.

Le cagne passeggiano senza mutandine.

La vita va incontro ai giovani o li spinge da dietro.

Ricordati che prima o poi morirai. Se non fai male vivi più sereno. Se, poi, esiste il Paradiso sarai sereno pure nell’aldilà.

Le guerre vengono poi raccontate dagli storici. Senza le guerre, un’altra categoria di disoccupati.

“Fai cadere il formaggio del tuo sorriso sui maccheroni del mio amore”. (Petrolini)

Quando faceva, si guardava il pene con attenzione, come se si aspettate uno stimolo, un’imbeccata, un suggerimento, un consiglio, un prompt.

In alcuni libri di Moravia il pene diventa ideologia.

Nel Principe di Machiavelli non ci sono i consigli per il buon governo, ma per riuscire a governare in quel casino che era l’Italia.

Le donne rischiano la polmonite, ma al decolleté non rinunciano.

I sogni degli utopisti muoiono all’alba

Non si è sposato per amore della moglie, ma per avvicinarsi al suocero e arrivare alla cognata.

Adamo si congiunse con Eva. Fu il primo amore. Chi poteva immaginare che sarebbero sorti tanti problemi.

Il Big Bang avvenne tredici miliardi di anni fa. L’uomo è comparso sulla Terra alcuni milioni di anni fa e scomparirà probabilmente, come sono scomparse prima di lui molte altre specie animali. Ci si dovrebbe pensare di più a questo destino.

Tutto quello che nella nostra breve vita individuale possiamo accumulare scomparirà per noi e sarà anche distrutto nel tempo successivo. Altri successivi miliardi di anni avranno altri protagonisti o opere, destinati a perire pure loro.

Se si pensasse di più a questo, non verrebbero iniziate tante lotte e guerre.

“Quel libro è un capolavoro”. Quanto dura un capolavoro? Ho notato, nelle recensioni dei giornali, che almeno ogni mese esce un nuovo capolavoro. Ho chiesto in libreria se si vendono ancora certi antichi capolavori. “Pochi, quasi niente”, mi hanno risposto. I nuovi capolavori vivono un mese, a volte due, soppiantati da altri nuovi capolavori. Di molti non si faranno seconde edizioni.

I popoli non fanno la storia, è la storia che fa i popoli.

L’uomo è uomo. La donna è tentatrice, maliarda, puttana, troia, troiona, serva di bordello, tettona, culona, fighetta, figona, ficazza, figlia di puttana, di coscia allegra, pompinara, sbuccia-melenzane, traviata, passeggiatrice ecc.

Rideva, rideva a bocca aperta e a cosce larghe come un’ossessa.

Guardare una donna nuda a letto a cosce aperte e pensare da da lì, precisamente da quel cespuglietto di peli è nato tutto il genere umano. E restare imbambolati a pensare.

“L’omo è sempre omo”, mi diceva – ero in Toscana – e ridevamo io e lei, lei e io così. Lo diceva e rideva, e io con lei. Quando ho voluto mettere in pratica l’affermazione, e volevo decidere, dare disposizioni, “contare di più”, ha cambiato la serratura del portoncino e non mi ha fatto più entrare.

L’uomo, ma anche la donna, eh, é avaro, arrogante, litigioso, invidioso, goloso, lussurioso, permnaloso, neghittoso ecc., ma gli manca sempre qualche cosa per essere perfetto.

In un lontano paese asiatico, una comunità di italiani provenienti da diverse regioni d’Italia, è stata sottoposta a uno studio comportamentale decennale. Alla fine, è risultato che i milanesi erano i più intraprendenti, i genovesi i più avari, i fiporentini i più litigiosi, i romani i più burocrati, i napoletani i più canterini, i palermitani i più mafiosi. Quando si dice le radici.

Le razze esistono, chi lo nega vive nei libri non nella realtà. Una razza è caratterizzata dalla storia e dall’economia. Non quelle di un momento, ma quelle risultanti dai secoli e millenni precedenti. Se un individuo di una razza va a vivere in una comunità formata da un’altra razza, ce ne vogliono anni e decenni e generazioni prima di adeguarsi ai nuovi standard di quel nuovo posto.

Proverbio siciliano. “A tempu di sdilluvio tutti i strunzi galleggianu”.

Sulla sponda del fiume ha aspettato per anni il cadavere del suo nemico trasportato dalla corrente. Non avendolo visto passare, è andato a casa sua e l’ha ucciso.

Andando a caccia con il suo automatico, una mattina, in campagna, ha visto un operaio che gli faceva segno dall’alto di un traliccio dell’alta tensione. Avvicinatosi, ha riconosciuto un vecchio amico, che gli ha detto ridendo: “Sembro un uccello, vero?”.

“Già, un uccello”. Prese la mira e sparò. Un colpo preciso e l’altro a terra stecchito.

Al processo, riferì esattamente quel che era successo. I giudici, cacciatori, gli diedero tutte le attenuanti.

Per una parte della vita aveva sognato di avere un buon fucile. Finalmente, che era passato di ruolo, riuscì a comprare un Brauwning a cinque colpi, il miglior fucile da caccia fra quelli medi. Mi portò con lui a caccia. Una tortora a tiro, di passo verso nord, non risentì minimamente dei suoi cinque colpi consecutivi. Come avesse sparato all’aria. Rivolto a me: “Vedi come funziona bene?”.

“È curioso a vedere, che gli uomini di molto merito hanno sempre le maniere semplici, e che sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco merito” (Zibaldone, Leopardi).

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Gentile il negletto

Apprendo che una o più lettere di Giovanni Gentile, della raccolta non ancora ufficializzata in volume, siano state sottratte alla legittima proprietaria e non si riesce a sapere come e da chi. In particolare, una lettera scomparsa era indirizzata dal filosofo a un suo allievo, che l’aveva messo in guardia da possibili attentati alla sua persona. Siamo pochi mesi prima dell’assassinio. Il filosofo risponde che era cosciente del rischio, ma non poteva modificare il proprio stile di vita per ragioni di onore e coerenza. Tre mesi dopo fu assassinato.

Palmiro Togliatti e gran parte della sinistra ne gioirono gioirono. Il Migliore era abituato alle uccisioni degli avversari politici nell’URSS, dove aveva soggiornato a lungo. I crimini contro gli avversari politici del comunismo sono stati ben maggiori di quelli dei fascisti.

Altra notizia che ho appreso oggi è che la sindaca di Firenze si è opposta a intitolazioni toponomastiche al filosofo. Quest’ opposizione non è nuova e si ripete periodicamente ogni volta che qualcuno ritenta. Ma quest’atteggiamento di diniego di qualsiasi ricordo o evidenziazione della figura del massimo filosofo italiano del Novecento rientra nella strumentalizzazione della storia, che è stata la caratteristica dei comunisti e dei partigiani.

In questa Patria martoriata da vecchie e nuove politiche non si avrà mai una pacificazione, almeno sui fatti reali senza camuffamenti ideologici?

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Il Presidente delle “due settimane”

Il presidente americano è l’uomo delle “due settimane”. In due settimane avrebbe dovuto risolvere il problema – la guerra – russo-ucraino; in due settimane avrebbe dovuto risolvere il conflitto palestinese; e, sempre in due settimane, la guerra latente tra Iran e Israele. Non ricordo bene se si sia preso due settimane per la conquista della Groenlandia e di Panama. Però, passate le due settimane, anche a volerle sommare tutte insieme, gli ambiziosi traguardi non sembrano raggiunti. Anche per questo sembra difficile che possa essergli assegnato il premio Nobel per la Pace.

Lasciamo stare le precedenti numerose volte delle “due settimane” e soffermiamoci su queste due in corso, durante le quali le trattative, forse dirette, a Islamabad, dovrebbero portare alla fine della guerra Iran-Stati Uniti–Israele.

Lo stato delle cose non promette nulla di buono. Può darsi che si tratti di un altro lasso di tempo inutile come i precedenti. Vediamo perché. Lo scopo dichiarato dell’aggressione americana all’Iran, con l’aiuto di Israele, era impedire a Teheran di avere la bomba nucleare, ridimensionare il suo armamento missilistico e permettere il libero e sicuro transito nel Golfo Persico.

All’inizio di queste due settimane, le armi si stanno leggermente riposando – con l’eccezione del Libano – per dare spazio ai negoziati. Ammesso che le armi non riprendano su larga scala prima della fine delle trattative, quali sono le prospettive? Se fra due settimane le armi taceranno veramente, si potrà dire che Donald Trump avrà vinto se: 1. gli iraniani consegneranno i 400 chilogrammi di uranio arricchito; 2. se accetteranno di limitare l’armamento tradizionale e se 3. non ostacoleranno il transito delle petroliere e gasiere nello Stretto di Hormuz.

In assenza di una sola di queste condizioni, la grande America avrà perso. A questo punto, in tale eventualità, il presidente americano si ritirerà come nulla fosse o, per non perdere la faccia a livello interno e internazionale, darà di nuovo fuoco alle polveri?

Salvo che non decida di dare e di darsi altre due settimane. Due settimane allungano la vita.

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I cani al Comune

L’area di sgambamento-cani sta creando nuovi problemi in città. Il progetto risale a qualche anno fa e viene definito dagli analisti politici locali il primo esempio di intervento sul territorio di questa amministrazione. Il completamento dell’opera e la sua inaugurazione dovrebbero costituire la ciliegina sulla torta di cinque anni di lavoro amministrativo.

Senonché, sembra che la realizzazione possa essere bloccata proprio in prossimità dell’arrivo. Stanno pervenendo al Comune, alla Soprintendenza al Paesaggio e alla Regione numerosi esposti dei cittadini residenti di fianco all’area destinata ai cani. Sono indicati negli esposti i motivi, soprattutto igienici, che dovrebbero far desistere dal portarla a compimento.

Quel che è nuovo non sono le trappole burocratiche da superare, ma le stesse intenzioni canine, che si fanno pure sentire.

Già da alcuni mesi si è notaato in città un aumento dei bau bau e dei latrati nelle ore più sensibili: in piena notte o in piena ora post prandium di siesta. Per questo motivo gruppi di cittadini sono andati a protestare al Comune. E non solo loro. Anche un gruppo di cani è stato visto avviarsi per via Garibaldi verso il Quartiere, dove ha sede il sindaco.

Alla portineria del palazzo comunale hanno chiesto al capo delegazione – un cane di mannara di grandi dimensioni – con chi volessero parlare. Alla risposta: “Con il sindaco”, li hanno fatti salire per l’ampia scalinata. Altre volte avevano dato il passo a facce umane di energumeni. Non era il caso di sottilizzare sulla specie.

Al sindaco, assistito dal segretario comunale verbalizzante, il capo branco ha chiesto di destinare un luogo più idoneo, più salubre e più esteso per il loro divertissement, indicando il Salato o le sciare.

Mentre il dialogo avveniva tra capo di amministrazione e delegato canino, gli altri animali diffondevano per l’ambiente i loro odori e i loro parassiti, che sono arrivati sul corpo dei due umani. Il sindaco sentiva un leggero prurito al naso e continuava ad annuire come se fosse d’accordo; era invece un movimento di fastidio.

Vedendo annuire il primo cittadino, la missione canina si è dichiarata soddisfatta e, dopo alcuni grugniti di ringraziamento, ha salutato cameratescamente e si è allontanata.

  1. Avatar antonella agate
    antonella agate

    Bell’ articolo!

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I bacchettoni del fallo

Per i personaggi della politica e delle istituzioni è rischioso fare il maschio o la femmina, e si vorrebbe dai bacchettoni – sempre in giro vigilanti – che, se sposati non si tradisse il coniuge, se celibi o nubili non si facessero scoprire in compagnie intime, che, non essendo sposati, non dovrebbero avere.

Detta in poche righe, è tutta qui la questione che sta impensierendo un ministro del governo Meloni e che, pochi giorni fa, ha impensierito l’europarlamentare Ilaria Salis.

Con tutto il rispetto che bisogna avere verso la famiglia, la patria e la religione, ci sembra eccessivo pretendere che le relazioni intime di chicchessia – persino del presidente della Repubblica, ma di Mattarella non c’è pericolo – debbano essere escluse al di fuori del legittimo matrimonio. Certo, se il fraudolento legame avesse consentito lucri immeritati, allora vabbè, intervenga la magistratura per l’accertamento dei reati. Se, invece, come capita, si volesse strumentalizzare il fallo per abbattere la persona, magari sostituendola con altro pretendente al posto occupato, allora vadano i bacucchi della morale a guardare a casa loro e non rompano le scatole a chi vuole svolgere come si deve il suo incarico e anche avere il suo godimento personale.

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La signora di mezza età, i grandi seni e il marito

La signora di mezza età, vigorosa e piacente, ex segretaria alla Sicurezza nazionale negli USA, Kristi Noem, è stata travolta da uno scandalo coniugale di non poco conto. Il marito, Bryon Noem, maturo e di bell’aspetto come lei, con lei due figlie, è stato scoperto dai soliti gossipari in chat erotiche di ultima moda. Almeno io, di queste chat, ne sto avendo notizia adesso, ma nella favolosa America pare risalgano ai primordi. L’uomo in generale, e il marito della signora in particolare, ama le prorompenti femmine, con vistose forme e adeguati fondoschiena, e con le unghie lunghe e colorate da far paura, se non fosse che attizzano.

Nei video venuti alla luce, lui, il buon padre di famiglia, oltre che guardare allucinato, si fa guardare in calzamaglia aderente e seno artificiale, perché – sostengono gli psicologi – questa è la tendenza segreta di chi vuol essere dominato, magari frustato dal sesso debole, che tanto debole non è, se ha quel seno e quel didietro.

Solo per pochi mesi lo scandalo non è scoppiato mentre la moglie dirigeva ancora la Sicurezza nazionale. Se la dirigeva come ha saputo dirigere la vita intima del coniuge, c’è da ringraziare Iddio che sia stata licenziata.

Appreso lo scandalo, l’ex ministra si è dichiarata devastata e ha chiesto di pregare per lei. E lo facciamo subito, tanto non costa nulla. Ma un consiglio glielo diamo pure: la prossima volta, o la prossima vita, si dedichi di meno alle attività di donna in carriera, per non farsi sfuggire di mano – o di seno – il marito, che, non più da lei soddisfatto, possa rivolgersi al sistema della bimbofication.

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