Aforismi miei e di altri

Al ristorante. “Con i formaggi che vino preferisce, signore?”
“Con i formaggi vino della casa”.

L’impotenza si camuffa da omosessualità.

Le persone sono mosse da un bisogno sfrenato di ingiustizia.

La paura della pancia: non avere niente da mangiare.

Ogni amplesso è una conquista, come la presa della Bastiglia.

Milano: attivismo.

Venezia: l’acqua sale.

Torino: era della Fiat.

Vittorio Veneto: a parte il ricordo della Vittoria, che belle cavalle per la cittadina.

Genova: era via Prè.

Parma: prosciutto e salami.

Firenze: il Davide ce l’ha piccolo?

Roma: burocratica.

Pescara: la figlia di Iorio si prostituisce in fondo al lungomare.

Napoli: vedi N. e poi muori (meglio non andarci).

Catania: se non fai attenzione ti tolgono le scarpe mentre passeggi.

Palermo: mafiosi in libertà, in libera uscita, assegnati ai servizi sociali, in attesa di giudizio, giudicati e pentiti.

Marsala: arrivi e non puoi andare oltre: c’è il mare. Ti puoi fare il bagno.

Trapani: se non ci fosse il sale si mangerebbe scipito; come mangiare le zuppe senza sale?

L’uomo che non sente più i bisogni, perché ha tutto, cade in depressione.

Se uno non sente il bisogno di partire, vuol dire che è arrivato.

Le cagne passeggiano senza mutandine.

La vita va incontro ai giovani o li spinge da dietro.

Ricordati che prima o poi morirai. Se non fai male vivi più sereno. Se, poi, esiste il Paradiso sarai sereno pure nell’aldilà.

Le guerre vengono poi raccontate dagli storici. Senza le guerre, un’altra categoria di disoccupati.

“Fai cadere il formaggio del tuo sorriso sui maccheroni del mio amore”. (Petrolini)

Quando faceva, si guardava il pene con attenzione, come se si aspettate uno stimolo, un’imbeccata, un suggerimento, un consiglio, un prompt.

In alcuni libri di Moravia il pene diventa ideologia.

Nel Principe di Machiavelli non ci sono i consigli per il buon governo, ma per riuscire a governare in quel casino che era l’Italia.

Le donne rischiano la polmonite, ma al decolleté non rinunciano.

I sogni degli utopisti muoiono all’alba

Non si è sposato per amore della moglie, ma per avvicinarsi al suocero e arrivare alla cognata.

Adamo si congiunse con Eva. Fu il primo amore. Chi poteva immaginare che sarebbero sorti tanti problemi.

Il Big Bang avvenne tredici miliardi di anni fa. L’uomo è comparso sulla Terra alcuni milioni di anni fa e scomparirà probabilmente, come sono scomparse prima di lui molte altre specie animali. Ci si dovrebbe pensare di più a questo destino.

Tutto quello che nella nostra breve vita individuale possiamo accumulare scomparirà per noi e sarà anche distrutto nel tempo successivo. Altri successivi miliardi di anni avranno altri protagonisti o opere, destinati a perire pure loro.

Se si pensasse di più a questo, non verrebbero iniziate tante lotte e guerre.

“Quel libro è un capolavoro”. Quanto dura un capolavoro? Ho notato, nelle recensioni dei giornali, che almeno ogni mese esce un nuovo capolavoro. Ho chiesto in libreria se si vendono ancora certi antichi capolavori. “Pochi, quasi niente”, mi hanno risposto. I nuovi capolavori vivono un mese, a volte due, soppiantati da altri nuovi capolavori. Di molti non si faranno seconde edizioni.

I popoli non fanno la storia, è la storia che fa i popoli.

L’uomo è uomo. La donna è tentatrice, maliarda, puttana, troia, troiona, serva di bordello, tettona, culona, fighetta, figona, ficazza, figlia di puttana, di coscia allegra, pompinara, sbuccia-melenzane, traviata, passeggiatrice ecc.

Rideva, rideva a bocca aperta e a cosce larghe come un’ossessa.

Guardare una donna nuda a letto a cosce aperte e pensare da da lì, precisamente da quel cespuglietto di peli è nato tutto il genere umano. E restare imbambolati a pensare.

“L’omo è sempre omo”, mi diceva – ero in Toscana – e ridevamo io e lei, lei e io così. Lo diceva e rideva, e io con lei. Quando ho voluto mettere in pratica l’affermazione, e volevo decidere, dare disposizioni, “contare di più”, ha cambiato la serratura del portoncino e non mi ha fatto più entrare.

L’uomo, ma anche la donna, eh, é avaro, arrogante, litigioso, invidioso, goloso, lussurioso, permnaloso, neghittoso ecc., ma gli manca sempre qualche cosa per essere perfetto.

In un lontano paese asiatico, una comunità di italiani provenienti da diverse regioni d’Italia, è stata sottoposta a uno studio comportamentale decennale. Alla fine, è risultato che i milanesi erano i più intraprendenti, i genovesi i più avari, i fiporentini i più litigiosi, i romani i più burocrati, i napoletani i più canterini, i palermitani i più mafiosi. Quando si dice le radici.

Le razze esistono, chi lo nega vive nei libri non nella realtà. Una razza è caratterizzata dalla storia e dall’economia. Non quelle di un momento, ma quelle risultanti dai secoli e millenni precedenti. Se un individuo di una razza va a vivere in una comunità formata da un’altra razza, ce ne vogliono anni e decenni e generazioni prima di adeguarsi ai nuovi standard di quel nuovo posto.

Proverbio siciliano. “A tempu di sdilluvio tutti i strunzi galleggianu”.

Sulla sponda del fiume ha aspettato per anni il cadavere del suo nemico trasportato dalla corrente. Non avendolo visto passare, è andato a casa sua e l’ha ucciso.

Andando a caccia con il suo automatico, una mattina, in campagna, ha visto un operaio che gli faceva segno dall’alto di un traliccio dell’alta tensione. Avvicinatosi, ha riconosciuto un vecchio amico, che gli ha detto ridendo: “Sembro un uccello, vero?”.

“Già, un uccello”. Prese la mira e sparò. Un colpo preciso e l’altro a terra stecchito.

Al processo, riferì esattamente quel che era successo. I giudici, cacciatori, gli diedero tutte le attenuanti.

Per una parte della vita aveva sognato di avere un buon fucile. Finalmente, che era passato di ruolo, riuscì a comprare un Brauwning a cinque colpi, il miglior fucile da caccia fra quelli medi. Mi portò con lui a caccia. Una tortora a tiro, di passo verso nord, non risentì minimamente dei suoi cinque colpi consecutivi. Come avesse sparato all’aria. Rivolto a me: “Vedi come funziona bene?”.

“È curioso a vedere, che gli uomini di molto merito hanno sempre le maniere semplici, e che sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco merito” (Zibaldone, Leopardi).

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