Per i personaggi della politica e delle istituzioni è rischioso fare il maschio o la femmina, e si vorrebbe dai bacchettoni – sempre in giro vigilanti – che, se sposati non si tradisse il coniuge, se celibi o nubili non si facessero scoprire in compagnie intime, che, non essendo sposati, non dovrebbero avere.
Detta in poche righe, è tutta qui la questione che sta impensierendo un ministro del governo Meloni e che, pochi giorni fa, ha impensierito l’europarlamentare Ilaria Salis.
Con tutto il rispetto che bisogna avere verso la famiglia, la patria e la religione, ci sembra eccessivo pretendere che le relazioni intime di chicchessia – persino del presidente della Repubblica, ma di Mattarella non c’è pericolo – debbano essere escluse al di fuori del legittimo matrimonio. Certo, se il fraudolento legame avesse consentito lucri immeritati, allora vabbè, intervenga la magistratura per l’accertamento dei reati. Se, invece, come capita, si volesse strumentalizzare il fallo per abbattere la persona, magari sostituendola con altro pretendente al posto occupato, allora vadano i bacucchi della morale a guardare a casa loro e non rompano le scatole a chi vuole svolgere come si deve il suo incarico e anche avere il suo godimento personale.
Bene
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