Apprendo che una o più lettere di Giovanni Gentile, della raccolta non ancora ufficializzata in volume, siano state sottratte alla legittima proprietaria e non si riesce a sapere come e da chi. In particolare, una lettera scomparsa era indirizzata dal filosofo a un suo allievo, che l’aveva messo in guardia da possibili attentati alla sua persona. Siamo pochi mesi prima dell’assassinio. Il filosofo risponde che era cosciente del rischio, ma non poteva modificare il proprio stile di vita per ragioni di onore e coerenza. Tre mesi dopo fu assassinato.
Palmiro Togliatti e gran parte della sinistra ne gioirono gioirono. Il Migliore era abituato alle uccisioni degli avversari politici nell’URSS, dove aveva soggiornato a lungo. I crimini contro gli avversari politici del comunismo sono stati ben maggiori di quelli dei fascisti.
Altra notizia che ho appreso oggi è che la sindaca di Firenze si è opposta a intitolazioni toponomastiche al filosofo. Quest’ opposizione non è nuova e si ripete periodicamente ogni volta che qualcuno ritenta. Ma quest’atteggiamento di diniego di qualsiasi ricordo o evidenziazione della figura del massimo filosofo italiano del Novecento rientra nella strumentalizzazione della storia, che è stata la caratteristica dei comunisti e dei partigiani.
In questa Patria martoriata da vecchie e nuove politiche non si avrà mai una pacificazione, almeno sui fatti reali senza camuffamenti ideologici?