Le tariffe elettorali

A Marsala, per le elezioni amministrative, pure le proposte più trasparenti, anzi la trasparenza stessa rischia di creare disastri, come avvenne, se vi ricordate, nell’URSS, quando la glasnost fu la causa principale del crollo del regime.

Andiamo per ordine. È avvenuto che la leader di sinistra, Andreana Patti, candidata sindaca, ha reso note urbi et orbi le tariffe richieste ai partiti della sua coalizione per la campagna elettorale.

Nulla di più opportuno per la cittadinanza, che può conoscere, senza tema di sbagliare, quanto costa la macchina politica. Né bisogna scandalizzarsi, perché, come disse il Priore a Madre Badessa, “senza soldi non si canta messa”.

La proposta della Patti è perfettamente legittima, eppure sta suscitando un putiferio sia all’interno della coalizione di sinistra, sia all’esterno, negli altri tre schieramenti elettorali.

Riguardo alle prime critiche, pervenute dall’interno, un cacicco ha osservato che le tariffe sarebbero basse e non consentirebbero di allestire come si deve la competizione. I giornali sarebbero diventati, secondo lui, particolarmente esosi riguardo alle tariffe – anche essi hanno particolari tariffe – della pubblicità elettorale, e anche i prezzi dei pranzi e delle cene offerte, per recuperare voti, avrebbero ormai un costo elevato. I portatori di voti non si accontenterebbero più di semplici rinfreschi –  ha continuato il cacicco —  ma vorrebbero mettere sotto i denti qualcosa di più consistente. Qualcuno avrebbe chiesto l’aragosta.

Quanto detto è un problema interno alla sinistra, che lasciamo a loro risolvere.

Spetta ancora a noi, invece, informarvi sulla posizione degli altri schieramenti riguardo all’iniziativa della Patti.

Nel lato opposto alla sinistra, che sarebbe la destra, stabilire un tariffario elettorale è molto arduo, ma non possono sottrarsi al confronto con la proposta di sinistra. Mai sembrare da meno dell’avversario, è una regola riconosciuta. Ma non è semplice, dicevamo. Dato che gli allibratori non danno molte chance alla vittoria di Giulia Adamo, si dovrebbe stabilire un tariffario modesto, in modo da perdere con minor danno. Senonché, la consigliora del raggruppamento ha osservato che meno si incassa, meno si può spendere e più sicura sarà la sconfitta. Il suo discorso, come sempre ben argomentato, pone dei dubbi consistenti. Si possono semplificare così: perché partecipare a una competizione in cui saremo sconfitti, rimettendoci pure soldi?

“Sempre le campagne elettorali hanno avuto per scopo l’elezione e un successivo finanziamento illecito dei partiti”, ha osservato un Onorevole della coalizione. “Ora addirittura si vorrebbe partecipare, anticipando soldi che mai saranno recuperati per la certa sconfitta”.

Stando così le cose, non si sa se la coalizione parteciperà più alla competizione.

Resta da esaminare la posizione del sindaco uscente e di nuovo candidato, Massimo Grillo.

Sembra la persona più tranquilla riguardo a questo nuovo busillis delle altre due coalizioni. E ne ha ben motivo. Lui non avrebbe bisogno di chiedere soldi a nessuno – spiegano gli esperti di Piazza Loggia – perché, senza chiederli, gli arrivano in abbondanza da tutte le imprese che stanno eseguendo i lavori e che, con il cambio di amministrazione, potrebbero avere problemi nel riscuotere i loro compensi. Il sindaco uscente rappresenta la sicurezza di essere pagati alla fine dei lavori, senza rischiose contestazioni. Si dice anche, ma è da verificare, che nel conto corrente della sua parte stia arrivando un mare di soldi.

Visto quel che sta avvenendo nei citati tre schieramenti, non ci resta che parlare dell’ultimo candidato e dei suoi supporter: Leonardo Curatolo.

Gli allibratori lo danno 1 a 10.000, cioè, se dovesse vincere, chi avrebbe puntato un euro sarebbe ricompensato con diecimila euro sonanti. E se dovesse perdere? Niente, perderebbe lui e anche il giocatore da un euro. Stando così le previsioni, anche volendo istituire una tariffa elettorale, nessuno sarebbe disposto a versargli una lira.

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