Hanno arrestato Garibaldi

Giuseppe Garibaldi Franck Franu00e7ois Marie by thegetty is licensed under CC-CC0 1.0

Da alcuni anni il mezzobusto di Giuseppe Garibaldi, a Porta Nuova, aveva mostrato, in giorni della prima decade di maggio, leggeri movimenti, interpretati come sforzi dagli allucchuti passeggiatori. Che avevano riferito a parenti e amici; qualcuno era andato anche in caserma a denunciare. Le voci, però, non erano state verificate, ritenute frutto di fantasie primaverili di cittadini intrisi di storie antiche e moderne, che avevano nel sangue e mischiavano facilmente fantasie e realtà. Come avveniva nelle campagne elettorali, in cui i contendenti promettevano mare e monti senza selezionare quel che veramente si sarebbe potuto fare e quel che inevitabilmente sarebbe rimasto lettera morta.

 Il 10 maggio 2026, però, il mezzobusto di Garibaldi è stato visto scendere dal basamento e, fornito di gambe, fare esercizi di riscaldamento sul largo marciapiede.

 Rimessosi in sesto, aggiustate le falde della rossa camicia dentro i pantaloni marrone di fustagno, si è diretto, come a conoscenza dei luoghi, verso il palazzo Spanò, sul cui muro sta la targa che commemora il suo ritorno a Marsala nel 1862 e il suo discorso, pronunciato dal balcone conosciuto come quello di “O Roma o morte”. Come realmente avvenne, la presa di Roma, il 20 settembre 1870. Roma papalina fu presa e nessun morto per questo ci fu. Tranne un cane di guardia alla porta sbrecciata di Porta Pia, già malandata di suo e vieppiù abbattuta da un paio di cannonate. Ma questi sono fatti successivi.

A Marsala, ieri mattina, 10 maggio 2026, il generale ha bussato al portone di palazzo Spanò facendosi riconoscere dai proprietari che invece non lo hanno subito riconosciuto, essendo nel frattempo cambiati. Di fronte all’illustre visitatore, comunque, i nuovi proprietari, appartenenti all’emergente borghesia, hanno fatto la dovuta accoglienza e lo hanno messo a proprio agio offrendogli una ricca colazione agreste a base di fave verdi, tumazzu poco stagionato e grillo paglierino, oltre  all’acqua fresca che lui predilige, come si legge nei libri di storia.

Questa volta l’eroe dei due mondi non ha chiesto di dormire dopo aver mangiato, come aveva fatto la volta precedente e come di solito faceva in ogni casa in cui andava a mangiare. Stavolta, che il riposo sul piedistallo era durato più di un secolo e mezzo, il generalissimo aveva voglia di fare. Ha preso l’iPhone e ha telefonato al suo amico Abele [Damiani, ndr] invitandolo a venire da lui e di rintracciare e far venire gli amici di un tempo, Andrea [D’Anna del Canneto, ndr], Claudia Oneto e il barone Grignani, oltre che i picciotti che a loro si erano uniti dopo lo sbarco.

 I mille garibaldini, sbarcati a Marsala l’11 maggio 1860, non hanno potuto essere convocati, essendo tutti morti. I pochi superstiti marsalesi, riuniti con il loro duce a palazzo, hanno fatto una specie di dibattito o confronto di idee sulla situazione attuale della patria. Ciascuno ha informato gli altri e tutti hanno concluso che la situazione era indiscutibilmente peggiorata. La realtà non aveva più niente in comune con le speranze di rinnovamento degli inizi dell’Unità. Anzi, hanno concordato che c’era da rimpiangere l’oscurantista regno borbonico.

Coraggiosi come sono, hanno deciso di tentare una nuova insurrezione popolare, spodestare l’amministrazione comunale, dichiarare la Nuova Repubblica e partire come la prima volta per la nuova unificazione italiana. Hanno deciso che l’indomani mattina (oggi, per chi sta leggendo) avrebbero fatto prigioniero il sindaco. Dal loggiato di palazzo VII Aprile Garibaldi avrebbe arringato la folla.

Finita la riunione cospirativa, in gruppo, che sembrava una compagnia di saltimbanchi o squadra di cinematografari, hanno girato per la città. Arrivati alla piazza del cosiddetto monumento ai Mille, all’anziano condottiero è venuta la necessità di fare urgentemente i bisogni. Pensando che quel magazzino seminterrato del monumento fosse un grande gabinetto di decenza, è sceso sotto e, abbassati in fretta e furia i pantaloni, ha fatto abbondantemente all’angolo a destra dopo la vetrata. Gli altri, che pure conoscono che non di un gabinetto si tratta ma di un monumento, per rispetto non lo hanno frastornato, anzi anche loro, per non farlo sentire solo, sono andati sotto, chi a urinare, chi a defecare.

I vigili urbani, che, non visti, seguivano il gruppo capitanato dal biondo eroe, vedendoli scomparire tutti dentro il monumento, si sono avvicinati al bordo e sono rimasti nauseati dalla puzza che saliva. Per spirito di dovere, sono scesi a controllare e, vista l’indecenza, hanno chiamato i carabinieri per rinforzo. Tutti i garibaldini, Garibaldi compreso, sono stati arrestati.

È finita così la possibilità di rinnovare di nuovo l’Italia, dopo che era stata rinnovata la prima volta nel 1860, la seconda volta con le leggi fascistissime nel 1925 e la terza volta con il referendum istituzionale nel 1946. Qualcuno ha osservato che rinnovare l’Italia è inutile e tanto vale non provarci più.

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