Il pollo che divide

Incredibilmente – ma cosa c’è più di incredibile ormai? – Parigi, quella intellettuale, ma anche quella operaia che ama pure mangiare, si sta dividendo sul pollo. Come? Sì, sul pollo grigliato a basso prezzo e halal, cioè conforme alle regole alimentari islamiche.

Uno pensa che sul pollo si possa litigare per la sua divisione tra i commensali, quale parte a uno o all’altro o quanta parte. Stavolta, invece, si litiga perché in quel locale va troppa gente, e anche nelle filiali del locale. Tutta quest’affluenza sarebbe contro la progettazione avviata di una rinnovata periferia parigina che aspira ad accogliere gli abbienti del centro.

Il fatto è, però, che a mangiare il pollo a basso prezzo e halal non sono solo i poco abbienti, ma anche i ricchi, perché le questioni di soldi attraversano tutti gli strati sociali.

Il pollo, anche, attizza una questione religiosa: è ammazzato, peccato per lui, secondo i criteri islamici. Non so come sia fatto, ma c’entra il Corano. Sembra che morire secondo Corano o secondo Bibbia non sia la stessa cosa, almeno per gli uomini; per i polli è uguale.

Il sindaco di quel distretto, che vuole riqualificare, ha fatto buttare mucchi di letame davanti all’ingresso dei locali, ma il giudice, che ama andare a comprare le alette e le cosce, gli ha ordinato di toglierli. A parte il fatto che non tutti sentono ribrezzo di fronte al letame. Anzi, si è notato che i più elevati socialmente amano frequentare posti buzzurri, sentendosi così — dicono – più vicini al popolo e inseriti nella società. Uscendo dal locale si profumano abbondantemente con Chanel 5.

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