Previsioni di Calenda sul referendum

Non farei l’analisi pessimistica che fa Calenda sul risultato del referendum del 22 e 23 prossimi. Lui darebbe per scontato che vincerà il No perché il Paese è sempre bloccato nel conservatorismo, sia che l’innovazione venga da destra, come in questo caso, sia che venga da sinistra, in altri casi.

Non mi sembra che il suo discorso sia fondato. Quando gli elettori sono stati chiamati nei referendum più importanti a dare il loro voto, hanno quasi sempre votato per la proposta innovativa. Nel 1946 vinse la Repubblica sulla Monarchia; nel 1974 fu confermato il divorzio; nel 1981 la maggioranza volle l’aborto; nel 1987 la responsabilità civile dei giudici e lo stop alle centrali nucleari. Quest’ultima non fu una decisione saggia, ma era allora innovativa rispetto al passato.

I voti a favore in tutti questi casi furono abbondanti e non di poco, dal 70 per cento a oltre l’80 per cento dei votanti.

Perché stavolta, di fronte a un’innovazione del sistema giudiziario, oggetto di critiche da decenni, il popolo dovrebbe votare per la conservazione dello status quo?

Questa possibilità mi sembra remota.

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