E la presunzione di innocenza?

Anche Daniela Santanchè ha lasciato il suo posto di ministro del Turismo. Ieri avevano rassegnato le dimissioni dai loro incarichi, non di ministri ma importanti, il sottosegretario Delmastro e la segretaria del ministero di Giustizia, Bartolazzi.

L’auspicio in questo senso della premier è stato accolto dai tre, che sono indagati o sottoposti a critiche feroci delle opposizioni per presunti reati la Santanchè, per vicinanza a un mafioso il sottosegretario e per avere detto una certa frase – “ci liberemo di certi magistrati plotoni di esecuzione” – la segretaria del ministero.

Ha vinto il timore della premier di non riuscire a contrastare le pressioni degli avversari e la strumentalizzazione dei casi, che sono diversi e pure uniti nell’obiettivo delle opposizioni di mettere zizzania e crisi nella maggioranza.

Un motivo, che non sia ipocrita e strumentale, non c’è per le tre dimissioni. La ministra è sottoposta a un paio di procedimenti giudiziari ma non è stata ancora condannata con sentenza definitiva, per la quale potrebbe essere dichiarata colpevole di reati. Il sottosegretario lo stesso. La segretaria Bartolozzi ha pronunciato solo una frase, che anche io avrei detto dopo le altre frasi del suo intervento davanti alla telecamera. Ho sentito tutto il suo intervento e, quando ha detto la frase fatidica, si riferiva chiaramente a certi pubblici ministeri che talvolta hanno rovinato vite di famiglie di innocenti.

Se la leader della maggioranza avesse voluto difendere ancora gli inquisiti e criticati, avrebbe potuto farlo richiamandosi al principio fondamentale che nessuno può essere considerato colpevole fino a sentenza definitiva di condanna. Vale per ogni cittadino, anche se ministro o sottosegretario. La segretaria del ministro Carlo Nordio, poi, poveretta, paga per delle parole che migliaia di volte sono pronunciate nelle case e nelle piazze dagli italiani e non costituiscono alcun reato.

La debolezza della politica consiste anche nel non saper difendere i principi costituzionali della presunzione di innocenza.

Previsioni di Calenda sul referendum

Non farei l’analisi pessimistica che fa Calenda sul risultato del referendum del 22 e 23 prossimi. Lui darebbe per scontato che vincerà il No perché il Paese è sempre bloccato nel conservatorismo, sia che l’innovazione venga da destra, come in questo caso, sia che venga da sinistra, in altri casi.

Non mi sembra che il suo discorso sia fondato. Quando gli elettori sono stati chiamati nei referendum più importanti a dare il loro voto, hanno quasi sempre votato per la proposta innovativa. Nel 1946 vinse la Repubblica sulla Monarchia; nel 1974 fu confermato il divorzio; nel 1981 la maggioranza volle l’aborto; nel 1987 la responsabilità civile dei giudici e lo stop alle centrali nucleari. Quest’ultima non fu una decisione saggia, ma era allora innovativa rispetto al passato.

I voti a favore in tutti questi casi furono abbondanti e non di poco, dal 70 per cento a oltre l’80 per cento dei votanti.

Perché stavolta, di fronte a un’innovazione del sistema giudiziario, oggetto di critiche da decenni, il popolo dovrebbe votare per la conservazione dello status quo?

Questa possibilità mi sembra remota.