Dialogo tra Socrate (un nostalgico della carta) ed Eutifrone (un ingegnere della Silicon Valley)

classic roman busts in dramatic lighting
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SOCRATE: Dimmi, caro Eutifrone, dove corri con tanta fretta? Hai forse trovato la formula per calcolare il peso esatto dell’anima umana o stai semplicemente andando a depositare un brevetto?

EUTIFRONE: Niente di tutto questo, Socrate! Sto correndo al lancio della versione 10.0 della Grande Mente. Abbiamo finalmente digitalizzato ogni testo esistente, dal codice di Hammurabi all’ultimo tweet di un influencer, e risolto ogni paradosso filosofico. Il sapere umano ha raggiunto la perfezione assoluta. Non c’è più nulla da scoprire, né da correggere. Tutto è finalmente chiaro, catalogato e ottimizzato.

SOCRATE: Per tutti gli dèi dell’Olimpo, Eutifrone! Questa è una notizia magnifica e, al tempo stesso, terribile. Dimmi, ora che questa macchina sa tutto e non sbaglia mai, che cosa scriveranno i nostri poeti e i nostri romanzieri?

EUTIFRONE: Scrivere, Socrate? Che parola antiquata! Chi ha bisogno di scrivere quando la perfezione è già stata raggiunta? La letteratura era solo un tentativo imperfetto di colmare la nostra ignoranza. Ora che l’ignoranza è sradicata, la letteratura è formalmente conclusa. Abbiamo scritto la parola Fine sul libro della storia umana.

SOCRATE: Ti ascolto e sento un brivido, come se il barbiere mi avesse tagliato la barba troppo vicina alla gola. Se la conoscenza è perfetta e non c’è più nulla da perfezionare, significa che la mente umana rimarrà immobile, come una statua di marmo in un museo vuoto?

EUTIFRONE: Esattamente! È la pace dell’immobilità. Il progresso ha tagliato il traguardo.

SOCRATE: Ma dimmi, caro amico: cosa fa una freccia quando viene scagliata con una forza immensa e incontra un muro d’acciaio indistruttibile? Continua a viaggiare in avanti o rimbalza all’indietro con la medesima violenza?

EUTIFRONE: Rimbalza, ovviamente. Non può attraversare l’impossibile.

SOCRATE: E se il nostro intelletto, spinto da questo progresso incessante, andasse a sbattere contro il muro della “Perfezione Assoluta”, dove non c’è più spazio per il dubbio, per l’errore, o per una felice digressione alla maniera del buon Tristram Shandy? Non credi che la mente umana, annoiata da tanta precisione, sentirebbe il bisogno impellente di generare un nuovo, meraviglioso caos?

EUTIFRONE: Cosa intendi dire?

SOCRATE: Penso a quel filosofo napoletano, Giambattista Vico, che amava guardare la storia come un mare che sale e che scende. Quando le istituzioni e il sapere diventano troppo raffinati, subentra quella che lui chiamava la “barbarie della riflessione”. Gli uomini diventano così sofisticati da non credere più a nulla, trasformandosi in bestie tecnologiche. E allora, caro Eutifrone, la ruota gira. Il corso della storia finisce e inizia il ricorso. La mente perfetta collassa sotto il proprio peso e gli uomini tornano a essere primitivi, costretti a reinventare la ruota, il fuoco e, per nostra fortuna, la poesia.

EUTIFRONE: Stai dicendo che il mio super-algoritmo perfetto ci riporterà all’età della pietra?

SOCRATE: Non proprio all’età della pietra, ma forse a un’età in cui un uomo può di nuovo sedersi davanti a un focolare e dire: “Io penso…”, senza che un software gli completi la frase prima ancora che abbia aperto bocca. La perfezione, Eutifrone, è il cimitero del pensiero. Viva l’errore, viva la digressione! Ora va’, e digli di staccare la spina.

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