L’incredibile scomparsa della signora Yorick nel romanzo di Sterne

black and white picture of a woman peeking from behind the door
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Se c’è una cosa che il mondo ha imparato dal Reverendo Yorick, è che la rettitudine d’animo attira più calunnie di quante un uomo possa sopportarne, e che un vecchio ronzino malandato è sempre preferibile a un destriero di razza se si vuole evitare l’invidia dei vicini. Eppure, nel monumentale e tragico resoconto che Sterne ci offre della vita, dei costumi, delle sventure e della prematura dipartita di questo eccentrico pastore, si consuma un miracolo domestico che farebbe impallidire i più grandi prestigiatori del nostro secolo.

Parlo, com’è ovvio, della repentina, assoluta e oserei dire atomica dissolvenza della Signora Yorick.

Ricorderà il benevolo lettore — e se non lo ricorda, farebbe bene a rileggersi il capitolo sette del libro, giacché io non ho intenzione di ripetermi — che fu proprio la consorte del parroco a dare il via alle bizzarre vicende del villaggio. Fu lei, mossa da cristiana pietà e indubbio senso pratico, a decidere che una povera vedova locale dovesse essere sottratta alla miseria e diplomata seduta stante in levatrice. Fu lei a convincere il buon reverendo a sborsare i primi soldi per la licenza ecclesiastica di quella donna. In breve, senza la Signora Yorick, Tristram Shandy non sarebbe mai nato sotto gli auspici di quella levatrice, il Dottor Slop non avrebbe mai estratto i suoi terrificanti forcipi e l’intera storia sarebbe naufragata ancor prima del parto.

Ebbene, quale ricompensa riceve questa lungimirante matrona per aver avviato gli ingranaggi dell’opera? L’oblio più totale.

Nel momento esatto in cui la levatrice ottiene il diploma, la Signora Yorick viene vaporizzata dall’inchiostro del narratore. Quando Sterne si siede a scrivere la biografia “completa” del reverendo — sviscerandone la giovinezza, descrivendone i moti d’orgoglio, i motti di spirito, la totale incapacità di essere diplomatico e, infine, la straziante agonia causata dalla malvagità del mondo — della moglie non v’è più traccia.

Yorick affronta i suoi nemici da solo. Cavalca il suo ronzino da solo. Muore di crepacuore da solo, lasciando che l’amico Eugenio gli stringa la mano sul letto di morte e che una lapide nera gridi al mondo “Ahimè, povero Yorick!”.

Viene da chiedersi: dov’era la devota consorte mentre il villaggio lo calunniava? Era forse troppo impegnata a testare l’efficacia di una qualche primordiale macchina per il bucato, per via di quel curioso lapsus moderno che la vorrebbe protettrice di una lavatrice anziché di una levatrice? O forse il biografo ha ritenuto che un eroe tragico debba per forza essere uno scapolo nello spirito, poiché le lamentele di una moglie per i soldi sprecati in beneficenza avrebbero tolto poesia al quadro?

La verità è che nel microcosmo di Shandy Hall, le donne servono a lanciare l’azione o a subire i discorsi altrui; dopodiché, vengono gentilmente pregate di accomodarsi dietro le quinte. La Signora Yorick ha adempiuto al suo dovere cosmico: ha fatto diplomare la levatrice. Fatto ciò, è stata inghiottita da una delle tante digressioni del testo, lasciando il marito a morire di crepacuore in un solissimo, romanticissimo e squisitamente letterario isolamento.

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Appendice: Lettera ritrovata (e mai pubblicata) della Signora Yorick a Laurence Sterne

Mio caro signor Sterne,

le scrivo mossa da un sentimento che oscilla pericolosamente tra il cristiano sdegno e la più profonda perplessità. Ho letto le bozze della biografia che ha inteso tracciare di mio marito, il Reverendo Yorick, e devo dire che la sua capacità di far sparire una consorte supera di gran lunga quella di qualunque prestigiatore da fiera.

Mi dica, signore: com’è possibile che io sia stata abbastanza presente da concepire l’idea della levatrice, abbastanza convincente da farle pagare il diploma di tasca nostra, eppure così incredibilmente invisibile da non comparire nemmeno per un rigo mentre quel sant’uomo si spegneva di crepacuore? Dov’ero io, secondo la sua stravagante penna, mentre l’intero villaggio lo bersagliava di calunnie? Forse in cucina a preparare quel brodo caldo che lei non si è preso la briga di menzionare? O forse, come suggerisce qualche lettore del futuro, ero troppo distratta da una futuristica macchina per lavare i panni per accorgermi della tragedia domestica?

Mio marito è morto da martire e da filosofo, d’accordo, ma le assicuro che è morto da uomo sposato. La prossima volta che deciderà di perdersi nelle sue infinite digressioni su nasi, bottoni o strategie militari dello Zio Tobia, si ricordi di lasciare un briciolo di inchiostro anche per chi, tra le mura della canonica, doveva poi rimediare ai guai procurati dagli altri.

Con la massima fermezza,

La Signora Yorick (che esiste, nonostante lei).

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