
“La sirena copulatrice di Venice, California” è un racconto apparso per la prima volta nel 1970 e poi confluito nei racconti di Bukowski. La vicenda è quella dei due ubriaconi che sottraggono il cadavere di una giovane donna e ne abusano. La necrofilia è il fatto narrativo, ma il vero argomento è la morte. Bukowski prende il più intoccabile dei tabù — il rispetto del corpo morto — e lo distrugge nel modo più brutale possibile. E tuttavia il risultato non è semplicemente pornografico o macabro, perché in esso la scatologia e la disperazione umana si intrecciano e si aggrovigliano in un nodo gordiano.
Un altro scrittore, raccontando la stessa vicenda, avrebbe probabilmente prodotto un racconto dell’orrore. Bukowski riesce invece a far ridere, disgustare e pensare quasi contemporaneamente. Ed è proprio questa contemporaneità degli effetti a renderlo straordinario.
I due protagonisti non avvertono quasi la solennità della morte. Hanno davanti un cadavere e continuano a comportarsi secondo gli istinti elementari dei vivi: bevono, scherzano, desiderano, copulano. È mostruoso; ma sotto la mostruosità sembra esserci una domanda molto seria: perché un corpo che poche ore prima era desiderabile deve improvvisamente diventare sacro e intoccabile semplicemente perché la vita l’ha abbandonato?
Bukowski non risponde filosoficamente. Fa qualcosa di più efficace: mette due balordi davanti al problema. La vera oscenità potrebbe non essere ciò che fanno i due uomini, ma ciò che ha fatto la morte alla ragazza.
Naturalmente questo non assolve minimamente i due uomini. La profanazione resta profanazione. Però Bukowski sembra sovrapporre due violenze di dimensioni incomparabili. Da una parte la violenza miserabile, animalesca, grottesca dei due ubriachi; dall’altra quella enormemente più grande e impersonale della natura, che prende un essere giovane, bello, vivo e lo trasforma in materia inerte.
Ed ecco perché, paradossalmente, il racconto può persino apparire allegro. I due uomini continuano a fare stupidaggini, bere, parlare e desiderare mentre davanti a loro c’è la morte. È la vita più bassa e sconcia che continua a scalciare davanti all’annientamento.
Il racconto non costituisce semplice letteratura scandalistica. Lo scandalo sessuale dura poche pagine. Lo scandalo metafisico rimane dopo aver chiuso il libro.