Due rimpatriate, due mondi

children holding a trophy
Photo by Sultan Raimosan on Pexels.com

Due film simili eppure profondamente diversi: *Compagni di scuola*, l’italiano, e *Il grande freddo*, l’americano. In entrambi un gruppo di vecchi amici si ritrova dopo molti anni e scopre che il tempo ha consumato gli entusiasmi, deformato i caratteri e trasformato le promesse della giovinezza in compromessi, rimpianti e fallimenti.

Indiscutibile è la bravura dei due registi, Carlo Verdone e Lawrence Kasdan, così come quella degli attori. Ma le due storie non coincidono né nell’andamento né nelle conclusioni. Quella americana è malinconica, drammatica e sostanzialmente negativa fino alla fine. Quella italiana, pur essendo forse ancora più crudele, è anche comica, vivace e piacevole.

La durata dei film è simile, ma quello di Verdone si vorrebbe che continuasse ancora: i personaggi, per quanto meschini, ridicoli o disperati, rimangono vivi e imprevedibili. *Il grande freddo*, invece, finisce per stancare prima della conclusione. I suoi personaggi discutono, ricordano, si confessano, ma sembrano talvolta prigionieri della serietà con cui osservano sé stessi.

Naturalmente non si possono trarre considerazioni definitive su una cultura nazionale confrontando soltanto due film. Eppure una differenza sembra emergere. Alle spalle della commedia italiana vi sono Aristofane e Plauto, la commedia dell’arte, la capacità antichissima di mescolare il dolore con il ridicolo, la tragedia privata con la risata collettiva.

Il cinema americano possiede una bravura tecnica spesso insuperabile e sa rappresentare con precisione il disagio, la disillusione e la crisi delle generazioni. Ma in *Il grande freddo* sembra mancare quella particolare *humanitas* mediterranea che permette di sorridere anche delle proprie sconfitte. Verdone non è meno amaro di Kasdan: semplicemente, mentre mostra il fallimento dei suoi personaggi, concede loro — e concede a noi — la salvezza momentanea di una risata.

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