
Ci sono dei racconti che hanno un senso compiuto. Possono piacere o non piacere, non è questo il punto. Ma il lettore, che decide di leggere tutto quel racconto, capisce cosa l’autore voglia dire o che cosa i personaggi vogliano rappresentare. Di solito questo tipo di racconti è quello dei racconti tradizionali.
Poi ci sono anche i racconti che raccontano qualcosa, vicende reali o fantastiche, ma il lettore non riesce a trarne una spiegazione, una morale, una logica, un senso compiuto. Sono, questi, i racconti sperimentali.
Sulla prima categoria di racconti, i critici e gli interpreti possono valutare il valore delle parole e del contenuto. In ogni caso hanno una base solida su cui giudicare.
Nei racconti del secondo gruppo, invece, i critici sono costretti a dare un senso a un testo che apparentemente non ne ha. Naturalmente, se nessun senso si può dare a quel testo, che resta banale e insignificante, ci si trova in presenza di un esperimento letterario mancato e si tratta di roba da cestinare. Anche se, bisogna dirlo, le librerie sono piene di libri insignificanti.
Se, però, il racconto apparentemente privo di significato pone domande ineludibili al lettore, che diventa curioso di capire, allora quell’esperimento letterario è riuscito e le diverse interpretazioni dei critici ne completano il potenziale culturale, sociale o morale.