
Con grande pubblicità sui giornali locali, che sembrano per oggi avere dimenticato le giornaliere ricostruzioni delle vicende di Messina Denaro in vita e dopo morto, è stata rimessa al suo posto davanti alla chiesa di San Giovanni, co-patrono della città, la panchina in ricordo di Giulio Regeni, ricercatore italiano scomparso misteriosamente in Egitto.
La panchina, secondo le dichiarazioni, è gialla, essendo il colore di tutte le centinaia di panchine dedicate in Italia a Giulio Regeni. Nella realtà, questa panchina di giallo ha solo un sostegno. Ma non è il colore il punto delle mie osservazioni, che mi sono state imposte dal fatto che Marsala è una città che ricorda con le panchine, ma le panchine sono inutilizzabili.
Sotto il sole cocente della nostra latitudine, è impensabile sedersi sulla panchina Regeni. La calura impedirebbe al cuore e alla mente di rivolgere solidali pensieri al ricercatore friulano.
Se non ci si può sedere sulla panchina rimessa a nuovo davanti a San Giovanni, nemmeno si può pensare di andare a sedersi sulle altre panchine che sono state installate sull’ultimo tratto di lungomare. Il problema è sempre lo stesso: il sole, e le panchine che non hanno fronde di alberi a copertura e nemmeno altro tipo di ripari. Sono belle da guardare, ma non da usare.
Poi ci sono altre panchine, impiantate altrove in tempi meno recenti. Ma ne restano pezzi o sono scomparse tra erbacce e rifiuti.
A questo punto viene il dubbio che le panchine marsalesi non siano state progettate per sedersi, ma per essere inaugurate. L’inaugurazione, infatti, dura pochi minuti, possibilmente con il cielo nuvoloso. Si taglia il nastro, si fanno le fotografie, si pronunciano le parole “commemorazione”, “riqualificazione”, “rigenerazione urbana”, “vivibilità” e “attenzione ai cittadini”. Poi ciascuno torna a casa, lasciando la panchina al sole.
Il primo cittadino che, dopo l’inaugurazione, decidesse di sedervisi per un’ora in una giornata di luglio meriterebbe una medaglia al valore civile. Potrebbe precisare, una volta rialzatosi, dopo quanto tempo il manufatto possa raggiungere la temperatura di cottura della pelle umana.
Per evitare future polemiche, il Comune potrebbe finalmente adottare una classificazione ufficiale delle proprie panchine.
“Panchine ornamentali”, destinate esclusivamente alle fotografie istituzionali.
“Panchine commemorative”, dedicate alla memoria di personaggi illustri, purché nessuno abbia la tentazione di utilizzarle.
“Panchine archeologiche”, delle quali restano pochi reperti riconoscibili.
Infine, una sola categoria di “panchine funzionali”, da collocare rigorosamente all’ombra di alberi veri, qualora un giorno si decidesse di piantarne qualcuno.
Fino ad allora, le panchine continueranno a svolgere egregiamente il loro compito: arredare la città senza correre il rischio che qualcuno si sieda.
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