
E finalmente è arrivata l’acqua a Marsala, giusto in tempo per evitare che i pozzi locali restassero a secco. Il merito non è stato del sindaco uscente, hanno detto i suoi detrattori che trovano sempre il cavillo per levargli meriti. Sarebbe stato l’Ente Regionale delle Acque a costruire la nuova condotta, dicono sempre i gufi del Quartiere. Ma non si può negare che l’amministrazione comunale ha premuto presso la Regione e il risultato si è visto. Onore al merito, perciò.
Anche grazie a questa notizia il sindaco è riuscito a recuperare terreno elettorale, tanto quanto gli è bastato per essere rieletto.
Come si poteva negare la rielezione a un sindaco che riesce a risolvere l’annoso problema della penuria di acqua?
Benché la notizia del collegamento acquedottistico fosse certa, l’immissione di acqua nella rete comunale non è stata fatta prima delle elezioni per le solite lentezze burocratiche. È passato quasi un mese dall’inizio della nuova amministrazione, quando, firmati i contratti necessari, è avvenuto il taglio del nastro, che è consistito nell’apertura dei bocchettoni di immissione del prezioso liquido nella rete idrica comunale, risalente in parte all’immediato dopoguerra. Grazie ai fondi della ricostruzione postbellica, anche Marsala ha avuto la sua rete idrica. Gli antichi pozzi casalinghi sono stati abbandonati. Almeno in questo la guerra è stata utile, altrimenti chi sa quanto avremmo ancora bevuto l’acqua inquinata di sotto la città.
Ma se gli antichi tubi sono da onorare per aver tratto i marsalesi dalla necessità di calare il secchio con la carrucola nei cortili, per altro verso non sono più capaci di sopportare la nuova pressione. Si sarebbe dovuto pensarlo prima di immettere il nuovo tesoro liquido. Soprattutto al comune, gli ingegneri avrebbero dovuto farsi carico del problema e risolverlo. Sono pagati per questo, o no?
Invece, nessuno ci ha pensato, salvo i soliti gufi del Quartiere che sono rimasti inascoltati.
L’inaugurazione è avvenuta a Cardilla, allo snodo di ingresso dell’oro trasparente nella rete comunale. Da là sarebbe sceso potentemente a valle verso la “splendidissima urbs”, di ciceroniana memoria.
Non sono passati tanti minuti dal discorso inaugurale e dal taglio del nastro tricolore e la gente che aveva applaudito stava per rientrare nelle auto a casa, quando un enorme boato è stato udito dappertutto, fino nelle contrade più lontane. I greggi di pecore sulle sciare hanno avuto paura e hanno belato a lungo. Pure i pastori si sono intimoriti, guardando attoniti da lontano, per loro fortuna, la città diventata una specie di colabrodo all’incontrario: fiotti di acqua possente si innalzavano di qua e di là, in ogni dove fino all’altezza di venti o trenta metri.
Qualcuno ha riferito che perfino la fontana del Purgatorio, di solito a secco, zampillava come non mai.
Lo spettacolo, a guardarlo da lontano, come hanno potuto fare le pecore e i pastori, è stato di quelli che si sogliono chiamare unici. Una specie di eruzione del Vesuvio, ma per fortuna di acqua a temperatura ambiente e non di lapilli e lava.
I danni alle persone sono stati limitati, soprattutto per coloro che provvidenzialmente erano usciti con l’ombrello. Ma i danni alla rete idrica sono stati enormi e irreparabili. Non sembra che ci sia più niente da recuperare. Bisognerà rifarla tutta. Gli uffici comunali, con la solita solerzia quando non si dimenticano, stanno predisponendo i progetti. Marsala finalmente avrà la rete idrica nuova e moderna. Naturalmente dovrà restare senza acqua corrente fino all’inaugurazione della nuova rete. Un paio d’anni, pressappoco. La gente ogni mattina va a Cardilla per prendere l’acqua dagli sbocchi regionali, ma quando finalmente i lavori saranno finiti i cittadini potranno stare tranquilli per almeno cinquant’anni. Salvo che nel frattempo non secchi la sorgente dei Nebrodi.
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