Mentre scrivo non ho notizie di exit poll vietati e attendo con una certa apprensione l’esito del voto, dopo le 15. Intanto, penso. Spero, ma non ne sono sicuro, che vinca il Sì. Sostenevano che se l’affluenza fosse maggiore il Sì avrebbe più chance. Spero, allora.
Si tratta di un referendum che può spezzare un’epoca lunga più di un secolo e mezzo, quanto ne passa dall’Unità d’Italia ad oggi. L’unicità delle carriere dei magistrati inquirenti e dei magistrati giudicanti esisteva nel regime postunitario ed ha attraversato indenne il Fascismo e la Repubblica. Mentre, in tempi più o meno antichi, gli altri stati europei sceglievano la separazione delle carriere, il nostro Paese è rimasto fermo; con esso, in Europa, solo la Grecia.
Teoricamente, a giuristi avveduti e non falsi, la riforma Nordio dovrebbe apparire il completamento del processo accusatorio introdotto con il nuovo cpp.
Perché non si fece allora, nel 1989? Sopraggiunse Tangentopoli e non fu più possibile, data la rottura che si verificò tra la politica e la magistratura, che invase platealmente il campo della politica. La procura della Repubblica di Milano condizionò i governi, il Parlamento e fece dimettere ministri. Stabiliva essa, con i magistrati rossi, cosa il Parlamento potesse approvare.
Passata Tangentopoli, nel mirino della magistratura rossa entrò Berlusconi e per altri decenni non si poté completare il quadro del processo accusatorio, che anche la sinistra auspicava. Ora, l’iniziativa di modificare la giustizia in certi suoi aspetti l’ha presa il centrodestra e alla sinistra è sembrato uno scorno. Per gelosia e stupidità si è opposta.
Fra poche ore sapremo se crolleranno i privilegi di un secolo e mezzo di certi magistrati impuniti, o se il Bel Paese diventerà anche in questo liberaldemocratico.