L’ultimo morto eccellente, ammazzato dagli israeliani, si chiamava Alì Larijani, capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran. Abbiamo appreso che era uno studioso di Kant.
Del grande filosofo si ricorda la frase molto fascinosa, di alto valore etico: “Il cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi”. Sembra incredibile come la legge morale possa venire variamente interpretata, da diventare quasi o completamente immorale.
Se diamo una scorsa alle biografie di grandi dittatori restiamo meravigliati dai loro studi e amori intellettuali. Per esempio, Hitler portò con sé nell’ultimo bunker qualcosa come 16.000 volumi, cui era molto legato. E amava tanto Nietzsche, da regalare all’alleato Benito Mussolini l’opera omnia, in tedesco, del filosofo. Se il Duce abbia avuto il tempo di leggerla, durante gli arroventati mesi di Salò, non sappiamo.
Di Stalin si sa che era un attento lettore. Possedeva una biblioteca di 20.000 libri, e alcuni erano da lui annotati a margine con matita. Mao addirittura lavorava alla biblioteca universitaria di Pechino, traendone grande stimolo. Pol Pot, il sanguinario cambogiano – il numero dei suoi morti ammazzati gareggia con quello di Hitler e Stalin -, aveva studiato alla Sorbona prima di avviarsi alla brillante carriera di macellaio in patria.
E che dire di Saddam Hussein scrittore di romanzi? Ma non dimentichiamoci di Khamenei, che andava in sollucchero per la poesia.
L’amore per le scienze umanistiche può trasformarsi in odio per l’umanità.