Viva la guerra!

Un sito specializzato ha fatto il conto di quanto abbia incassato la Corea del Nord per la vendita di proiettili e armi alla Federazione Russa: circa 14 miliardi, che rappresenta quasi metà del prodotto interno lordo, come se l’industria, il commercio e l’agricoltura avessero raddoppiato in un anno la loro produzione. Invece, l’aumento dei ricavi è venuto semplicemente dall’industria bellica e per la guerra in corso tra Russia e Ucraina.

Questo è un conto venuto allo scoperto, ma ce ne sono altri meno noti e diffusi equamente tra i continenti. Le industrie belliche di tutti i paesi industrializzati hanno fatto il boom, come se tutti producessero cannoni, bombe e proiettili e alla fine fanno tutti boom!

Anche nel nostro Paese, non guerrafondaio da quando è stata approvata la Costituzione, si producono armi che vengono cedute a Israele e all’Ucraina. Di recente abbiamo pure sentito di transazioni di materiale bellico spedito dall’Italia all’Arabia Saudita, che ne ha bisogno per la difesa dai missili iraniani.

L’Iran ha riempito i suoi arsenali con prodotti di fabbricazione nazionale, ma anche con massicci acquisti dalla Russia e dalla Cina. Quest’ultima ha fornito componenti dual use, adatti a uso civile e militare, alla Russia, che li ha usati soprattutto per la componentistica di aerei e carri armati. Ha anche acquistato a buon prezzo il petrolio e il gas siberiano, che in seguito alle sanzioni occidentali è sceso di prezzo.

Potremmo fermarci qui, ma un accenno ai leader è d’obbligo. Da quando si è insediato di nuovo alla Casa Bianca, il patrimonio del tycoon e quello familiare sono lievitati di molto.

Il presidente Putin e i suoi oligarchi, da parte loro, hanno immensi beni personali sia in Russia sia in Europa.

Di quel che avviene in Cina si sa poco, ma si è appreso che un alto ufficiale dell’esercito e del Comitato centrale del Partito è stato messo da parte da Xi Jinping per frodi nelle forniture per l’esercito e truffa ai danni dello Stato. Non si sa altro, ma potrebbe essere il picco dell’iceberg che si vede galleggiare sopra una massa di ghiaccio che non si vede.

E poiché tutto questo avviene in questi tempi di guerre, si può affermare che, almeno per certe industrie e per i leader, finché c’è guerra c’è speranza di fare buoni affari.

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