La questione canina

black and white photo of a dog
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A Marsala l’amministrazione comunale, sensibile alle esigenze di ogni specie vivente, ha inaugurato in Piazza Marconi uno sgambatoio per cani.

La cerimonia si è svolta con il consueto successo: autorità, fotografi, nastro tricolore e discorsi. Un barboncino ha tentato di abbaiare durante l’intervento della sindaca, ma è stato zittito: nelle inaugurazioni la parola spetta alle autorità.

Lo spazio era modesto. Un pastore tedesco lo attraversava in tre passi; un levriero, appena partito, doveva già frenare. L’amministrazione aveva però risolto il problema: se il recinto non poteva adattarsi ai cani, sarebbero stati i cani ad adattarsi al recinto.

Dopo l’inaugurazione, lo sgambatoio entrò in una fase di meritato riposo amministrativo. La pulizia divenne saltuaria, poi eventuale, infine una voce senza riscontri.

I cani convocarono un’assemblea. Il pastore tedesco assunse la presidenza, il barboncino redasse il verbale e un chihuahua si proclamò rappresentante dell’opposizione, benché nessuno avesse ancora costituito la maggioranza.

Si decise di chiedere al Comune tre cose: più spazio, una fontanella e soprattutto una pala e una scopa.

La delegazione fu ricevuta dalla sindaca. «Chiediamo che lo sgambatoio venga pulito ogni giorno», disse il pastore tedesco.

«Capisco. Ma la pubblica amministrazione non funziona così.»

«Perché no?»

«La pala appartiene a un ufficio, chi la impugna dipende da un altro. Occorre coordinarli e non è facile. E poi occorre individuare il capitolo di bilancio.»

«Noi vogliamo soltanto non camminare nella sporcizia.»

«Risolveremo il problema alla radice. Istituiremo un tavolo tecnico.»

L’incontro terminò con una fotografia. Il comunicato ufficiale annunciò «l’avvio di un percorso condiviso per la valorizzazione della socializzazione animale».

La commissione si riunì quattro volte. Alla quarta deliberò che «sgambatoio» era un termine poco decoroso e propose «Area pubblica attrezzata per l’esercizio motorio e la socializzazione degli animali d’affezione». Per collocare il cartello si dovette restringere il recinto.

Restava la pulizia. Dopo un conflitto di competenze tra uffici, il Comune emanò un’ordinanza che vietava ai cani di sporcare lo sgambatoio.

«E dove dobbiamo farla?» domandò un boxer.

«Fuori.»

«Fuori è vietato.»

«Allora dentro.»

«Dentro è vietato.»

Il chihuahua proclamò uno sciopero generale delle funzioni intestinali, sospeso all’ora di pranzo per forza maggiore.

Di fronte all’emergenza, la sindaca annunciò un Registro comunale delle necessità fisiologiche canine. Ogni proprietario avrebbe comunicato il numero presumibile delle evacuazioni quotidiane. Per le urgenze impreviste sarebbe stato predisposto un modulo.

«Marsala», concluse la sindaca, «è all’avanguardia nella programmazione della fisiologia animale.»

«Eravamo venuti a chiedere una scopa», sospirò il pastore tedesco, «e ci hanno dato un registro intestinale.»

Il boxer, in silenzio, si avvicinò al nuovo cartello comunale, lo annusò, sollevò una zampa e vi depositò il proprio contributo alla riforma.

«È proibito!» gridò il barboncino.

«Lo so», rispose il boxer. «Ma è l’unico parere che non richiede una commissione.»

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