Io e il principe Andrea

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Grazie alla potenza degli algoritmi e alla politica di Facebook, il mio destino si è incrociato con quello di Andrea Mountbatten Windsor, già principe e fratello del re Carlo d’Inghilterra.

Ero un profilo attivo di FB quando è scoppiato lo scandalo dei file Epstein e ho scritto un post in cui ironizzavo sui piaceri che Andrea si concedeva nell’isola del finanziere pedofilo. Corredavo il post con un’immagine tratta dal web, nella quale il figlio prediletto della regina Elisabetta compariva a pecora su una fanciulla.

Non l’avessi mai fatto! E non l’avesse mai fatto Andrea.

Facebook, dopo qualche giorno, mi ha sospeso e in seguito mi ha bloccato l’account, al punto che non posso più vedere nulla sulla piattaforma. Ha respinto il mio ricorso senza indicarmene i motivi. Punto.

Alla fine a me è andata anche bene, a fronte di quel po’ po’ di valanga che si è abbattuta sul povero Andrea. Per chiudere la causa civile intentata da Virginia Giuffre ha dovuto sborsare non si sa ufficialmente quanti milioni. Poi, per certe informazioni riservate che avrebbe passato all’amico finanziere Epstein quando rappresentava il Regno Unito nel commercio internazionale, è finito sotto indagine per presunta condotta illecita nell’esercizio di una funzione pubblica.

Il fratello re, intanto, gli ha tolto titoli e residenza reale, riducendolo a trasferirsi dai fasti di Windsor a una modesta — si fa per dire — sistemazione nella tenuta di Sandringham. Là può disporre solo di cinque bagni.

Ora Andrea ha fatto ricorso contro la polizia che, nel febbraio scorso, lo arrestò e lo trattenne per undici ore, contestando soprattutto la legittimità dei mandati con cui furono perquisite le sue abitazioni.

Chissà quanto dovrà pagare gli avvocati anche per questo. Poveretto ancora.

Tutto soppesato, a me è andata meglio che ad Andrea. Non ho speso una lira, non sono stato sottoposto a processi, posso continuare a scrivere, sia pure non più su Facebook. E non sono stato privato di titoli che non ho.

Continuerò a essere tranquillamente ignorato da re Carlo, come del resto prima.

E mi resta la speranza che Andrea vinca il ricorso e che, una volta riabilitato lui, per una misteriosa solidarietà fra perseguitati venga riabilitato anch’io da Facebook, così da poter riprendere possesso del mio malandato profilo.

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