
A volte anche i morti sentono il bisogno di cambiare aria. È quanto accade ai personaggi delle Anime morte di Gogol, che Bulgakov fa uscire dall’oltretomba e tornare sulla terra. Arrivano a Mosca in carrozza, ma si accorgono subito che il mondo ha fatto progressi: ci sono le automobili, gli uffici statali e una burocrazia tanto perfezionata da rendere possibile quasi tutto, purché si sappia a chi rivolgersi.
Tra i reduci dall’aldilà c’è Čičikov, uno dei più attrezzati imbroglioni della letteratura mondiale. Un uomo che aveva già dimostrato di saper fare affari con i morti e che, naturalmente, non si lascia intimorire dai vivi.
Čičikov cerca lavoro. O, per meglio dire, cerca denaro, che è cosa diversa e, per certi uomini, assai più interessante.
Si presenta negli uffici, compila moduli, firma dichiarazioni. La burocrazia moscovita lo accoglie con la consueta efficienza: un’impiegata protocolla in uscita una domanda che avrebbe dovuto essere registrata in entrata. Il documento scompare. Čičikov, però, non è uomo da arrendersi per così poco. Conosce bene la distanza che separa un ostacolo amministrativo da un funzionario disposto a superarlo.
Finalmente ottiene la concessione di un’azienda statale. Peccato che l’azienda non esista. Ma si tratta di un particolare del tutto secondario: la concessione esiste, porta firme e timbri, e tanto basta. Se poi qualcuno, per apporvi quelle firme, ha ricevuto qualche incoraggiamento, è una questione che non riguarda la contabilità ufficiale.
Da quel momento gli affari prosperano. Čičikov commercia in legname, segatura, ferro inesistente. Ottiene persino i finanziamenti per elettrificare una remota regione dell’immenso paese. I soldi arrivano, circolano e scompaiono. I pali della luce, invece, non arrivano affatto. La regione rimane al buio, ma è un buio regolarmente finanziato.
Čičikov diventa milionario, forse trilionario. Si dice che sia tra gli uomini più ricchi di Mosca.
È qui che la satira di Bulgakov rivela tutta la propria malizia. Il vecchio imbroglione di Gogol non ha dovuto imparare un mestiere nuovo: gli è bastato adattare quello antico ai tempi moderni. Un tempo comprava contadini morti ancora iscritti nei registri; adesso compra e vende aziende, materiali e opere pubbliche che esistono soltanto sulla carta. In entrambi i casi la carta vale più della realtà.
Naturalmente, anche le imprese più fortunate possono incontrare qualche difficoltà. Cominciano a circolare voci poco rassicuranti. Qualcuno sospetta che Čičikov non sia un uomo del tutto onesto. Qualcun altro teme che i suoi affari non siano precisamente quelli che sembrano. La voce si ingrossa, i sospetti si moltiplicano, e alla fine diventa necessario nominare una commissione d’inchiesta.
Ma chi mettere a capo della commissione? La scelta cade sul narratore che sogna tutta la storia.
Costui, investito di un’autorità formidabile, si mette all’opera. Urla, batte i pugni sul tavolo, minaccia, impartisce ordini terribili. E riesce dove tutti gli altri avevano fallito: cattura l’inafferrabile Čičikov e recupera i diamanti nei quali il nostro uomo aveva trasformato le proprie ricchezze, nascondendoli addirittura nella pancia.
La giustizia trionfa. O almeno così sembra. Il narratore ha compiuto un’impresa straordinaria e può finalmente chiedere una ricompensa. Che cosa desidera?
Qui Bulgakov abbandona per un momento gli uffici, i timbri e gli imbrogli, e lascia intravedere, dietro la maschera del narratore, il volto di un povero scrittore.
Avrebbe bisogno di tante cose. Di pantaloni, per esempio. Di zucchero. Di una lampadina. Piccole necessità quotidiane, che nella vita di un uomo ricco non meritano nemmeno un pensiero, ma che in quella di un intellettuale povero possono diventare problemi giganteschi.
Eppure, quando gli viene chiesto di esprimere il proprio desiderio, non domanda né denaro né privilegi. Chiede soltanto i libri di Gogol. I suoi aveva dovuto venderli al mercato dell’usato.
È una richiesta che fa sorridere e, nello stesso tempo, mette tristezza.
Čičikov, che nella letteratura di Gogol comprava le anime morte, ha trovato nella nuova Mosca il modo di accumulare fortune favolose. Bulgakov, che quelle anime le ha riportate in vita con la propria fantasia, non possiede nemmeno più i libri dai quali sono uscite.
L’uno sa trasformare il nulla in denaro. L’altro sa trasformare il nulla in letteratura. Ma il denaro sembra avere una circolazione assai più fortunata della letteratura.
E mentre il primo può permettersi di nascondere diamanti nella pancia, il secondo deve accontentarsi di desiderare un volume di Gogol.
A questo punto il sogno finisce. Il narratore si sveglia. I diamanti sono scomparsi, gli uffici sono scomparsi, Čičikov è tornato nel suo mondo.
E i libri di Gogol? Nemmeno quelli.
Il truffatore ha fatto fortuna in sogno. Lo scrittore si è svegliato povero come prima. Forse è questa la malinconica conclusione della storia: i morti possono tornare sulla terra e arricchirsi ancora. Ai vivi, qualche volta, non rimane neppure il conforto dei libri.