
In “Un’altra cosa” Raymond Carver ci porta dentro una famiglia che sembra vivere da tempo in uno stato di tensione continua.
L.D., il padre, è ubriaco e litiga in cucina con la figlia Rae. La ragazza da qualche tempo non va più a scuola e il padre la rimprovera anche per il suo interesse verso l’astrologia. La discussione però finisce presto per riguardare soprattutto lui, il suo bere e il suo comportamento.
Arriva Maxine, la moglie, che prende le parti della figlia. La lite cresce, volano accuse e insulti, finché la donna dice al marito di andarsene di casa.
L.D. dapprima protesta, poi quasi si convince che abbandonare quella che considera una gabbia di matti sia la soluzione migliore. Va a preparare la valigia, mettendovi dentro alla rinfusa tutto ciò che può, quasi che anche quel gesto fosse una prosecuzione del litigio.
Quando ritorna nel soggiorno con la valigia, moglie e figlia appaiono intimorite. Lui annuncia solennemente che se ne va. Sembra però avere ancora qualcosa da dire: forse una spiegazione, un’accusa, una minaccia, magari persino una parola affettuosa. È proprio questa «un’altra cosa» a dare il titolo al racconto. Ma quando arriva il momento di pronunciarla, L.D. non riesce più a ricordare che cosa volesse dire. E il racconto finisce così.
Carver non ci dice chiaramente di chi sia la colpa del fallimento familiare. L.D. è ubriaco, aggressivo e certamente responsabile di molto di ciò che accade; ma neppure la moglie e la figlia vengono presentate come figure perfettamente equilibrate e senza problemi. Di Rae, per esempio, sappiamo che da settimane non va a scuola, senza conoscere veramente il motivo. Vediamo quindi soltanto il momento finale di una storia molto più lunga che Carver non racconta.
La cosa più riuscita è proprio la conclusione. Dopo urla, accuse e gesti teatrali, L.D. dovrebbe pronunciare le sue ultime parole famose. E invece non gli vengono. Sotto tutto quel rumore sembra non esserci nessuna grande verità da dire. Rimangono soltanto tre persone che non riescono più a vivere insieme e che forse non sanno neppure come separarsi.
È un finale insieme comico e amaro: un uomo esce di casa convinto di avere ancora qualcosa di importante da dire, ma non ricorda più che cosa.