
La diffusa sensualità di Tristram Shendy
Uno degli aspetti più sorprendenti del Tristram Shandy è il suo costante, malizioso sensualismo. Benché Tristram si consideri un uomo perseguitato dalla sfortuna, possiede – o, meglio, la possiede il suo autore, Laurence Sterne – la straordinaria capacità di raccontare situazioni apparentemente innocenti in modo da caricarle di un’allusione erotica sottile e mai esplicita.
Spesso l’erotismo non è nelle parole, ma nello spazio che le parole lasciano all’immaginazione. Sterne non descrive: suggerisce. E il lettore, quasi involontariamente, completa ciò che il testo si limita ad accennare.
Vi sono però casi ancora più interessanti, nei quali nemmeno Tristram sembra introdurre un’intenzione maliziosa. È il lettore stesso, ormai educato dal continuo gioco delle allusioni, a proiettare sul racconto un’aspettativa erotica. Un esempio significativo sono i ricorrenti “letti di giudizio” (Beds of Justice) di Walter e della signora Shandy. Nel testo non sono altro che il luogo in cui i coniugi discutono le decisioni più importanti della famiglia. Eppure, dopo tante pagine in cui Sterne ha abituato il lettore a diffidare dell’innocenza delle parole, anche quel letto sembra promettere qualcosa di diverso. Non accade nulla: resta soltanto un dialogo coniugale. Ma ormai è il lettore a essere diventato più malizioso dell’autore.
È forse questa una delle maggiori raffinatezze di Sterne: l’allusione erotica non viene mai imposta. Nasce nella mente del lettore, che finisce per collaborare con lo scrittore e, inconsapevolmente, diventa il vero autore dei sottintesi.