Il corpo e le ipocrisie

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Il legame tra il linguaggio del corpo e l’alcol in François Rabelais e Charles Bukowski rappresenta il superamento definitivo del decoro borghese e della morale religiosa.

In entrambi gli autori, la carne, il sesso e i bisogni fisiologici non sono tabù da nascondere, ma la prova biologica dell’esistenza umana. L’alcol agisce come il carburante che sblocca questa dimensione corporale.

1. Il corpo esagerato e la liberazione delle funzioni fisiche

L’alcol abbatte il controllo cerebrale, restituendo la parola al corpo e alle sue funzioni più basse e genuine.

In Rabelais (Il Grottesco Carnascialesco): Il vino accende il corpo in senso iperbolico e gigantesco. Bere scatena una reazione a catena di funzioni fisiche celebrate a gran voce: digerire, evacuare, accoppiarsi, partorire. Il corpo rabelaisiano è aperto, perennemente in contatto con il mondo attraverso la bocca (che beve e mangia) e il ventre. L’alcol celebra la materia vivente contro l’ascesi medievale che considerava il corpo un peccato.

In Bukowski (Il Realismo Sporco): L’alcol sveste il corpo da ogni idealizzazione romantica o estetica. Attraverso gli effetti dell’alcol, Bukowski descrive il corpo umano nella sua verità più cruda, anche degradante: i postumi della sbornia, il sudore, il vomito, i corpi appesantiti, la fatica fisica del sesso sgraziato nei motel. Non c’è vergogna, ma la constatazione che l’uomo è anzitutto una macchina biologica regolata da bisogni fisici.

2. Il sesso e l’eros privato delle ipocrisie

Sia nel Cinquecento che nel Novecento, la morale dominante imponeva regole rigide sul sesso. L’ebbrezza diventa la chiave per vivere una sessualità priva di sovrastrutture.

In Rabelais: L’impulso sessuale stimolato dal vino è vitale, allegro, fertile e comico. È legato alla fecondità della natura e alla distruzione della castità ipocrita dei monaci, che Rabelais attacca duramente mostrando come, dietro le mura dei conventi, si beva e si goda dei piaceri della carne esattamente come altrove.

In Bukowski: Il sesso sotto l’effetto dell’alcol perde qualsiasi alone hollywoodiano o sentimentale. Diventa un atto animalesco, d’impulso, un contatto disperato tra due solitudini. L’alcol toglie i complessi della prestazione e dell’amore romantico borghese, riducendo l’atto alla sua componente più anatomica e terapeutica contro l’ansia esistenziale.

3. La postura del rifiuto sociale

Il corpo alterato dall’alcol assume una postura fisica che esprime un preciso messaggio politico e sociale.

La postura del convivio (Rabelais): Il corpo rabelaisiano sotto l’effetto del vino siede a tavola, ride a bocca spalancata, gesticola, si abbraccia. È un corpo collettivo, che vive nella piazza e nell’osteria. Questa postura gioiosa rifiuta la rigidità formale della corte, l’inginocchiamento clericale e l’isolamento della cella monastica.

La postura della diserzione (Bukowski): Il corpo di Henry Chinaski alterato dall’alcol è crollato su una sedia, appoggiato al bancone di un bar malfamato, o sdraiato su un letto sfatto. È una postura di assoluto abbandono e rifiuto. Rifiuta la schiena dritta dell’impiegato modello, l’efficienza fisica richiesta dalla fabbrica e il dinamismo ipocrita del “sogno americano”. Il corpo ubriaco e immobile è un corpo che sciopera contro la società.

In definitiva, se per Rabelais il vino serve a far esplodere il corpo di vita, per Bukowski l’alcol serve a difendere il corpo dall’alienazione. In entrambi i casi, la carne non mente mai quando la mente è disarmata dalla bottiglia.

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