
La quantità di opere che lasciate da Lev Tolstoj è davvero impressionante, soprattutto se si pensa che, oltre ai grandi romanzi, esistono diari, lettere, racconti, saggi filosofici, testi pedagogici e numerosi manoscritti incompiuti.
Viene spontaneo chiedere: come riusciva a scrivere tanto? La risposta sta nell’insieme di diversi fattori.
Anzitutto, Tolstoj aveva un’enorme capacità di lavoro. Era uno scrittore metodico. Scriveva quasi ogni giorno, correggeva incessantemente e riscriveva più volte gli stessi testi. Di Guerra e pace esistono numerose stesure: non era un autore che scriveva di getto, ma uno che dedicava anni alla stessa opera.
In secondo luogo, apparteneva all’aristocrazia russa. Non dovette mai guadagnarsi da vivere con un mestiere quotidiano. Aveva una tenuta, amministratori, domestici e, soprattutto negli anni della maturità, poteva dedicare molte ore alla scrittura.
I suoi viaggi, poi, furono numerosi, ma concentrati soprattutto nella giovinezza. Il lungo viaggio in Europa del 1857 e quello del 1860-61 durarono alcuni mesi. Gran parte della sua vita si svolse nella tenuta di Jasnaja Poljana, dove trascorreva lunghi periodi di relativa tranquillità. Lì leggeva, scriveva, riceveva ospiti, amministrava le proprietà e osservava la vita contadina che avrebbe alimentato tanti suoi personaggi.
Va aggiunto che imparava le lingue con notevole facilità. Conosceva bene il francese e il tedesco, leggeva l’inglese, studiò l’italiano e mostrò interesse anche per altre lingue. Per lui lo studio non era un’attività separata dalla scrittura: era parte della sua formazione continua.
Un ruolo fondamentale ebbe anche la moglie, Sof’ja Andreevna Tolstaja. Copiò a mano intere versioni dei suoi manoscritti, spesso decifrando una grafia difficilissima. Si racconta che ricopiò Guerra e pace diverse volte, incorporando ogni nuova correzione dell’autore. Questo gli permetteva di concentrarsi sulla revisione e sulla creazione.
Infine, bisogna ricordare che Tolstoj visse ottantadue anni. Oggi siamo abituati a considerare le sue opere come un blocco unico, ma esse sono il risultato di oltre sessant’anni di attività letteraria. Se si distribuisce quella produzione lungo un arco di tempo così esteso, essa appare meno “miracolosa”, pur restando eccezionale.
Forse ciò che colpisce di più non è tanto il numero delle opere, quanto la loro profondità. Tolstoj non si limitò a scrivere molto: riuscì a trasformare ogni esperienza della sua vita — la guerra, i viaggi, il matrimonio, l’educazione dei figli, il lavoro nei campi, le crisi religiose, i dubbi morali — in materia letteraria. In lui, vivere e scrivere erano quasi la stessa cosa. Per questo si ha l’impressione che trovasse sempre il tempo di scrivere: in realtà, la scrittura era il modo con cui organizzava e comprendeva la propria esistenza.
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