L’infinita biblioteca

people visiting the great mosque of samarra
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L’ultima biblioteca

Fra tutti i racconti di Borges, La biblioteca di Babele è forse quello che più assomiglia a una descrizione dell’universo. Gli scaffali infiniti, le gallerie che si ripetono senza termine, le scale che salgono e scendono verso regioni sconosciute non sembrano soltanto una biblioteca, ma il cosmo stesso.

I bibliotecari vi abitano come noi abitiamo la Terra. Nascono in un esagono, percorrono alcuni corridoi, cercano un libro, formulano teorie, litigano con altri studiosi e infine muoiono. La Biblioteca, invece, continua a esistere.

Si è spesso detto che la Biblioteca rappresenti la totalità della conoscenza. In essa si troverebbero tutti i libri possibili, tutte le verità, tutti gli errori, le storie esatte del futuro e del passato, le biografie di ciascun uomo e le confutazioni di ogni biografia. Ma l’infinita abbondanza produce un effetto opposto a quello che ci si attenderebbe: l’uomo non diventa onnisciente, ma disperato.

Se tutto esiste, trovare il libro giusto diventa quasi impossibile.

I bibliotecari finiscono così per assomigliare agli uomini. Vi sono credenti, eretici, fanatici, pessimisti e visionari. Alcuni attendono il libro che spieghi tutti gli altri; altri cercano il catalogo dei cataloghi; altri ancora distruggono i volumi che ritengono inutili. In questo universo di carta si ritrovano tutte le passioni umane.

L’infinità, che dovrebbe consolare, finisce per annoiare.

Borges accenna a suicidi, a disperazioni, a lunghe peregrinazioni senza scopo. L’uomo scopre che l’universo è troppo grande per lui e che la verità, pur esistendo forse da qualche parte, resterà probabilmente irraggiungibile.

La Biblioteca appare allora come una figura dell’universo stesso. Noi viviamo sopra un piccolo pianeta, percorriamo alcuni corridoi del tempo, leggiamo qualche pagina e crediamo di comprendere il tutto. Ma il tutto continua a estendersi oltre di noi.

Viene allora un pensiero ancora più malinconico.

Se la Biblioteca è eterna e gli uomini sono mortali, potrà accadere un giorno che gli esagoni rimangano vuoti. Le generazioni dei bibliotecari potrebbero spegnersi una dopo l’altra, mentre gli scaffali continuerebbero a conservare tutti i libri, tutte le verità e tutti gli errori.

I volumi resterebbero al loro posto.

Nessuno aprirebbe più le pagine.

La spiegazione dell’universo continuerebbe a esistere accanto alle false spiegazioni; le biografie esatte degli uomini sarebbero conservate accanto alle loro versioni errate; i libri che raccontano il futuro attenderebbero lettori che non arriveranno mai.

Forse è questo il pensiero più vertiginoso del racconto di Borges. L’uomo non è il proprietario della Biblioteca, ma un visitatore temporaneo. Egli nasce in un esagono, percorre alcuni corridoi e poi scompare.

La Biblioteca resta.

E nell’eternità del tempo potrebbe giungere il giorno in cui l’ultimo bibliotecario chiuderà l’ultimo libro, spegnerà l’ultima lampada e morirà, lasciando dietro di sé milioni di volumi silenziosi che nessuno leggerà più.

Allora la Biblioteca, finalmente sola, continuerà a esistere nell’oscurità, infinita come l’universo e altrettanto indifferente ai suoi antichi lettori.


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