
Il labirinto e la strada
Fra i racconti di Borges, *Il giardino dei sentieri che si biforcano* è forse uno dei più inquietanti. Sotto l’apparenza di una storia di spionaggio durante la prima guerra mondiale, l’autore costruisce una nuova idea del tempo.
Il tempo non procede in linea retta. A ogni decisione, a ogni avvenimento, esso si divide in numerosi sentieri. Tutte le possibilità continuano a esistere. In un mondo un uomo uccide il proprio amico; in un altro lo salva; in un altro ancora non lo incontra mai. Nessuna strada viene cancellata.
Il tempo diventa così un immenso labirinto.
L’uomo vi cammina senza sapere quale sia il percorso giusto, e forse nessun percorso è veramente quello giusto. Tutto si biforca, tutto si moltiplica, tutto continua a esistere contemporaneamente.
Leggendo Borges, però, viene spontaneo ricordare sant’Agostino.
Anche il vescovo di Ippona si interrogò sul tempo e si domandò che cosa fossero il passato, il presente e il futuro. Ma il suo tempo non possiede l’angoscia del labirinto. Esso è certamente misterioso, ma non è privo di significato.
Per Agostino la storia procede verso una meta. Dio vede simultaneamente tutti i tempi e ciò che agli uomini appare confuso si ricompone nell’eternità divina. Il tempo umano può essere tortuoso, ma la direzione esiste.
Fra Agostino e Borges sembra aprirsi la distanza fra due civiltà.
Nel mondo cristiano vi è una strada. L’uomo può smarrirsi, può peccare, può ritardare il suo cammino, ma esiste una retta via che conduce alla salvezza.
Nel mondo di Borges esistono invece soltanto sentieri.
Essi si dividono continuamente, si moltiplicano, si contraddicono. Nessuno può dire quale conduca alla verità, e forse tutte le verità convivono senza annullarsi.
L’inquietudine di Borges nasce forse proprio dall’assenza di un osservatore supremo. Nessun Dio sembra contemplare dall’alto il labirinto dei tempi. Gli uomini vi si muovono come i bibliotecari della Biblioteca di Babele, cercando un libro che forse esiste e che probabilmente non troveranno mai.
Il tempo di Agostino assomiglia a una strada.
Il tempo di Borges assomiglia a un giardino.
Nel primo si cammina verso una meta.
Nel secondo ci si perde.
Forse il fascino di Borges consiste proprio in questo: egli descrive il mondo dell’uomo moderno, che ha perduto le antiche certezze e si trova davanti a una molteplicità di possibilità. Ma il lettore che conserva una visione religiosa del tempo non può fare a meno di avvertire che oltre il labirinto potrebbe ancora esistere una via.
E forse il vero contrasto non è fra due scrittori, ma fra due speranze.
Da una parte l’infinito dei sentieri.
Dall’altra la fiducia che, nonostante tutte le biforcazioni, esista ancora una strada che conduce alla verità.
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