La fontana del Purgatorio e il sindaco Grillo

Il risultato elettorale conferma le previsioni della vigilia. La Patti era data per vincente; il dubbio era solo se dovesse andare al ballottaggio con Grillo, e allora la sua prima vittoria sarebbe diventata incerta per l’eventuale confluire dei voti di Adamo sul nome del sindaco uscente.

Tolto di mezzo il ballottaggio, si può fare un esame del risultato e  indicarne le cause.

A favore della Patti giocava la novità da lei rappresentata. Nell’ambiente politico marsalese era pressocché sconosciuta. Di Adamo e di Grillo si conosceva tutto: vita, morte e miracoli. Rappresentavano il vecchio, mentre il nuovo o l’apparente nuovo, Patti, ha attirato voti.

La sconfitta del  centrodestra deriva dal conflitto e dalle separazioni che si sono prodotte intorno al nome che lo doveva rappresentare. Questo ha fatto il gioco del  centrosinistra. La scelta, poi, dei partiti di  centrodestra di opporre il nome di Adamo a quello di Grillo, è stata perdente, perché l’ex sindaca di una dozzina di anni fa non aveva  lasciato un buon ricordo.

Buttando il discorso sul surreale, ma non tanto, Grillo ha perso per la fontana di piazza Purgatorio. Ogni onesto marsalese che ha transitato nei suoi cinque anni per  la storica piazza, avendo visto spesso la fontana priva di acqua zampillante, ha pensato che “questo sindaco non sa nemmeno dare l’acqua alla fontana e vuole rinnovare la città!”.

Grillo, nei primi tre anni di amministrazione non ha mostrato di saper fare niente: di opere nuove non si parlava, mentre le manutenzioni ordinarie venivano trascurate.

Alla fine, avviandosi all’ultimo tratto di amministrazione, ha cominciato a comunicare grandi novità, che in parte sono state viste soprattutto nei giardini e giardinetti in corso di esecuzione lungo la costa, inventandosi un nome sbagliato – Quartiere Inglese – per l’antica zona industriale inglese. Nel rinnovo in corso del  frontemare – chiamato waterfront sempre per quella presunta conoscenza dell’inglese, di cui al Quartiere Inglese – si vede di tutto per invogliare la gente ad andarci, ma non si nota alcun adeguato parcheggio.

I lavori sembrano quasi finiti, ma lo storico molo di fronte alle due torrette di Woodhouse è rimasto abbandonato. Ugualmente, di fronte alla residenza dei Florio, dopo lo stabilimento industriale, il grande e lungo molo che tuttora si spinge in acque profonde sembra essere smantellato, invece di venire restaurato.

L’impressione che si ricava da tutto questo è che il sindaco, per fortuna uscito, abbia privilegiato le operette da consenso immediato e abbia abbandonato il passato notevole da salvaguardare.

Vedremo nei prossimi mesi e anni quel che di nuovo, diverso e buono saprà fare la nuova sindaca. Non ci resta che farle gli auguri.

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