
Quando nacque il Campo largo, dissero che c’era posto per tutti. Dimenticarono di precisare che si trattava di un poligono di tiro.
Le prime ostilità furono diplomatiche. Sull’Ucraina il PD voleva una cosa, Conte il contrario, Fratoianni una terza, e Bonelli chiedeva almeno che i missili fossero riciclabili. Sull’Iran non si trovarono d’accordo neppure sulla pronuncia. Quanto alla Palestina, concordarono sul fatto che fosse necessario concordare.
Poi dalle dichiarazioni si passò ai fatti. Una notte, davanti alla sede dei Cinque Stelle, esplose un ordigno con un biglietto: «Con affetto, i vostri alleati». Il PD spiegò che era soltanto una bomba d’amore, un modo un po’ vivace di riaprire il dialogo. Conte, da giurista, obiettò che il dialogo non prevedeva l’uso della dinamite, nemmeno a titolo di cortesia.
La replica arrivò dopo tre giorni: saltò in aria l’automobile di un dirigente dem. Era vuota, fortunatamente. «Un gesto simbolico», dichiarò un portavoce stellato. «Volevamo far capire che non siamo la ruota di scorta della coalizione».
Bonelli intervenne per proporre una tregua ecologica: niente esplosivi inquinanti e obbligo di raccolta differenziata delle macerie. Fratoianni chiese un cessate il fuoco, ma prima volle sapere se il fuoco fosse di destra o di sinistra.
La situazione precipitò. Volarono droni, ultimatum, sedie e accuse di tradimento. Le sedi dei partiti subirono danni enormi. I feriti riempirono un reparto ospedaliero; un consigliere aveva una gamba ingessata, due capigruppo erano contusi e la sintesi politica risultava in coma irreversibile.
Si tentò una mediazione. Per precauzione, i negoziatori furono separati da un vetro antiproiettile.
Finalmente si riunirono d’urgenza i quattro leader. Dopo sei ore approvarono un comunicato unitario: «Siamo uniti nella condanna delle violenze reciproche». Si divisero subito sull’opportunità di aggiungere l’avverbio «fermamente».
Meloni, informata degli sviluppi, dichiarò che non avrebbe interferito: per una volta l’opposizione riusciva a fare tutto da sola.
Da allora il Campo largo è sorvegliato dall’esercito. È diventato così largo che fra un alleato e l’altro può transitare una divisione corazzata. E, a quanto pare, transita.