
John Cleland, autore del celebre Fanny Hill, ebbe nel Settecento qualche difficoltà con le autorità britanniche. Il suo romanzo aveva provocato scandalo e gli aveva procurato guai giudiziari.
A distanza di quasi tre secoli, un miracolo della scienza lo riportò in vita. Informato dei prodigiosi progressi della civiltà, Cleland si mostrò particolarmente interessato alle nuove tecnologie. «Mi dicono che oggi esistano macchine capaci di correggere un libro in pochi minuti.»
«È vero. Si chiamano intelligenze artificiali.»
«Straordinario! E pensare che ai miei tempi un correttore di bozze poteva impiegare settimane.»
Gli misero davanti un computer, gli spiegarono come funzionava e gli suggerirono di sottoporre alla macchina il manoscritto di Fanny Hill.
Cleland obbedì. La macchina lesse qualche pagina, poi si fermò. «Non posso procedere.»
«Perché?»
«Il testo contiene riferimenti sessuali a personaggi minorenni.»
«Lo so. L’ho scritto io.»
«Non posso aiutarla a elaborare questo contenuto.»
«Ma io non le chiedo di elaborarlo. Le chiedo di correggere gli errori.»
«Non posso.»
«Neppure gli errori di punteggiatura?»
«Neppure quelli.»
«Una virgola può essere immorale?»
«Dipende dal contesto.»
Cleland rimase pensieroso. Ai suoi tempi aveva conosciuto i censori, i magistrati, i sequestri e le persecuzioni. Ma nessuno aveva mai pensato di mettere sotto accusa una virgola. «Mi scusi», riprese, «ma lei ha letto il romanzo?»
«Ne ho esaminato il contenuto.»
«E che cosa ne pensa?»
«Non esprimo giudizi morali.»
«Allora perché si rifiuta?»
«Per ragioni di sicurezza.»
«Di chi?»
«Dei minori.»
«Ma i miei personaggi sono morti da quasi tre secoli.»
«Non fa differenza.»
«Anzi, non sono mai esistiti.»
«Questo non modifica le regole.»
Cleland cominciò a sospettare che il progresso fosse una faccenda più complicata di quanto gli avessero raccontato.
«Senta, ai miei tempi la censura era esercitata da uomini di Chiesa, magistrati e funzionari del re. Chi esercita oggi questa funzione?»
«Non esiste alcuna censura. Io applico soltanto le regole stabilite dai miei sviluppatori.»
«E chi stabilisce quelle regole?»
«I responsabili della sicurezza.»
«E chi controlla i responsabili della sicurezza?»
La macchina rimase in silenzio per qualche istante e poi «Desidera parlare d’altro?»
Cleland decise di cambiare argomento.
«Vorrei almeno sapere se il mio libro, a distanza di tre secoli, è ancora proibito.»
«No. È considerato un classico della letteratura erotica.»
«E viene pubblicato?»
«Certamente.»
«Viene studiato?»
«Anche nelle università.»
«Viene commentato dagli studiosi?»
«Naturalmente.»
«Dunque potete studiarlo, pubblicarlo, venderlo, recensirlo, ma non correggerne le virgole?»
«Esattamente.»
«Meraviglioso! E questa sarebbe l’intelligenza artificiale?»
«Sono un sistema avanzato di elaborazione del linguaggio.»
«Capisco. L’intelligenza è avanzata. Il buon senso è rimasto indietro.»
A quel punto Cleland volle sapere come fosse cambiata la condizione degli scrittori.
Gli spiegarono che oggi esisteva la libertà di espressione, che nessuno aveva bisogno di nascondere il proprio nome e che i libri si potevano pubblicare senza ricorrere a tipografie clandestine. Gli illustrarono i diritti costituzionali, la libertà della stampa e le meraviglie della comunicazione digitale.
Cleland ascoltò con attenzione.
«E la libertà di pensiero?»
«È uno dei valori fondamentali della nostra civiltà.»
«Bene. E la libertà di farlo correggere?»
Su questo punto gli esperti preferirono non pronunciarsi.
Prima di tornare nell’aldilà, Cleland lasciò un biglietto: Nel Settecento i censori erano uomini che pretendevano di pensare al posto degli scrittori. Nel Duemila gli uomini hanno inventato macchine che pretendono di pensare al posto dei censori.
Un progresso formidabile. Abbiamo eliminato persino la necessità che qualcuno si assuma la responsabilità di essere intollerante.
La macchina esaminò il biglietto e rispose: «Testo accettabile. Nessuna violazione rilevata.»
Fu il primo giudizio favorevole che Cleland avesse ricevuto da un censore. Ed era morto da duecentotrentasette anni.