
La satira, in Italia, è un genere letterario che tutti lodano a parole, purché riguardi i vicini di casa o i governanti di Roma. Quando scende le scale e passeggia per le vie del proprio Comune, le cose cambiano repentinamente. Diventa una faccenda sgradita, un disturbo alla quiete pubblica dei salotti.
L’ho sperimentato di recente con la mia ultima fatica, Istruzioni di voto ai marsalesi. Un libello nato con l’intento, spero riuscito, di sorridere delle umane miserie che accompagnano ogni campagna elettorale nostrana. Sapevo che la verità, quando è rivestita d’ironia, sa essere indigesta. Ma la realtà ha superato, come spesso accade, l’immaginazione. Trenta o quaranta copie depositate in libreria si sono scontrate con un muro di silenzio: sei o sette lettori coraggiosi hanno osato acquistarlo, mentre i più hanno preferito la tattica del boicottaggio felpato. Nessuna denuncia – la satira è legalmente controllata — ma un’ostentata, tattica indifferenza.
Il capolavoro della commedia provinciale si è consumato però in estate, al Circolo Canottieri. Quello che dovrebbe essere il tempio dello svago balneare della Marsala “bene” si è trasformato in un fortino di protezione familiare. Il Presidente non ne ha voluto sapere di farmi presentare il libro. Il motivo? Tra le pagine si fa ironia sulla candidata sindaca sconfitta, l’Adamo, legata da vincoli di parentela proprio ai vertici del sodalizio. Il salotto buono ha preferito chiudere le finestre per non far entrare il vento del disincanto.
Ma la scrittura verace non si cura delle barriere dei circoli esclusivi. Ho risposto alla censura nel solo modo che un autore indipendente conosce: allargando il testo, aggiungendo una trentina di pagine sul “giorno dopo”, sul trapasso dei poteri, sulle lacrime degli sconfitti e sulle risate dei vincitori. Una nuova bozza è già in viaggio sui server di Amazon.
La parola tornerà a risuonare presto in altri luoghi. Lì racconterò anche questa piccola avventura dei Canottieri. Perché la satira ha questo di meraviglioso: persino quando tentano di metterla a tacere, i censori non fanno altro che scrivere, a loro insaputa, il capitolo successivo del libro.