
A Marsala le uscite, le dichiarazioni, le prese di posizione e le lettere ai giornali degli ex amministratori tengono viva l’attenzione della comunità e suscitano interessanti dibattiti.
Così è avvenuto anche ieri, quando l’ex sindaco Alberto Di Girolamo ha affidato ai giornali le sue risentite osservazioni dopo avere constatato che alcune centinaia di metri della pista ciclabile sul lungomare sono state dismesse e trasformate dalla nuova amministrazione in parcheggi per le automobili.
Non si era ancora spento l’eco delle rimostranze dell’ex sindaco — e difficilmente avrebbe potuto spegnersi, essendo trascorse appena poche ore — quando è arrivata puntuale, come le zanzare in autunno, la presa di posizione di un altro, e più recente, ex sindaco: Massimo Grillo.
Grillo, del resto, nelle ultime settimane ha dimostrato di avere ancora parecchie idee per il futuro di Marsala. Qualche tempo fa, così, tanto per restare a galla e ben visibile in attesa di eventuali future candidature — si dice che guardi con interesse all’Assemblea regionale — aveva proposto di recuperare l’antichissimo fossato punico trasformandolo in una sorta di naviglio cittadino.
Un canale percorribile, navigabile e magari anche balneabile, così che cittadini e turisti possano uscire di casa in costume, tuffarsi nel fossato e godersi finalmente una Marsala circondata dall’acqua, quasi una piccola Venezia del Mediterraneo.
Anche quella proposta, naturalmente, aveva suscitato un ampio dibattito.
Adesso Grillo torna sull’argomento acqua, stavolta prendendo spunto proprio dalla protesta del suo ex collega Di Girolamo sulle piste ciclabili.
Perché lasciarle inutilizzate? Perché continuare a discutere se servano ai ciclisti oppure alle automobili?
Con una visione più moderna e, diciamo, multimediale, si potrebbe finalmente superare il problema alla radice: trasformare le piste ciclabili in piccoli canali acquatici. Basterebbe allargarle di qualche metro, scavare un poco più in profondità, impermeabilizzarle e immettervi l’acqua del mare attraverso potenti pompe di sollevamento.
Qua e là potrebbero essere realizzate graziose calette con scalette per entrare nell’acqua e altre scalette per uscirne e raggiungere i diversi tratti della costa.
Il vantaggio sarebbe evidente. Intanto si risolverebbe definitivamente il problema più grave delle piste ciclabili marsalesi: trovare i ciclisti.
Se non arrivano le biciclette, arriveranno almeno i bagnanti. Al posto delle due ruote potremmo vedere ciambelle, materassini, canoe, tavole da surf e piccoli pedalò. E nessuno potrebbe più lamentarsi che le piste restano vuote.
Dove oggi c’è il cartello con la bicicletta basterebbe mettere quello con un uomo in costume.
Marsala potrebbe così vantare non una, ma due Venezie: la Venezia grande del fossato punico e la Venezia diffusa delle ex piste ciclabili trasformate in canali.
Una vera rivoluzione della mobilità urbana. Il cittadino potrebbe uscire di casa in costume, infilarsi nel primo canale disponibile e raggiungere il centro a nuoto. Se poi fosse stanco, potrebbe confluire nel fossato punico e prendere magari una gondola comunale.
Resterebbe soltanto da stabilire il senso di marcia. Perché conoscendo Marsala, dopo qualche settimana nascerebbe certamente una polemica anche su quello: nuotatori troppo lenti sulla destra, sorpassi vietati, materassini in doppia fila e pedalò parcheggiati sulle strisce.
Senza dimenticare il possibile ritorno degli automobilisti. Perché il vero pericolo sarebbe che, dopo avere trasformato le piste ciclabili in canali, qualcuno decidesse un bel mattino di prosciugarne cinquecento metri per farne nuovamente dei parcheggi.
A quel punto Di Girolamo potrebbe scrivere un’altra lettera chiedendo il ripristino delle piste ciclabili; Grillo potrebbe proporre di trasformare i parcheggi in piscine; e un terzo ex sindaco, per non rimanere indietro, suggerire magari una funivia fra Capo Boeo e Favignana.
Marsala avrebbe così finalmente trovato il proprio modello definitivo di sviluppo urbano.
Non importa tanto costruire qualcosa. L’importante è poterla trasformare continuamente in qualcos’altro.
Possibilmente prima delle prossime elezioni.