
Analisi dell’autore inesistente
Fra i personaggi più curiosi inventati da Borges c’è Herbert Quain, scrittore irlandese del tutto inesistente, al quale l’autore argentino dedica un saggio che ha l’aria di una rigorosa scheda letteraria. Date, titoli, giudizi critici, trame, citazioni: tutto sembra appartenere al normale lavoro di uno studioso che si occupa di un autore dimenticato. E invece Quain non è mai esistito e i suoi libri non sono mai stati scritti. La prima reazione del lettore può essere quella di sentirsi preso in giro. E in effetti Borges si diverte a tendere una trappola. Il tono accademico, le informazioni precise e l’apparente serietà del discorso inducono a credere all’esistenza di quell’autore. Non pochi lettori, dopo avere letto il racconto, avranno probabilmente cercato il nome di Quain in un catalogo o in una biblioteca. Ma la burla non è rivolta soltanto ai lettori di buona fede. Borges sembra ironizzare soprattutto sul mondo della critica letteraria e sul prestigio delle citazioni erudite. Basta una bibliografia, una recensione, un apparato di note e di riferimenti per attribuire consistenza a un autore che non esiste. La critica, in certi casi, sembra precedere l’opera o addirittura sostituirla. I libri di Quain sono conosciuti soltanto attraverso i commenti che li accompagnano. Il lettore non può leggerli, ma soltanto ascoltare ciò che se ne dice. In questo modo Borges suggerisce che una parte della vita letteraria è costituita non dai libri, ma dai discorsi sui libri, dalle interpretazioni, dalle recensioni e dalle reputazioni. Forse vi è anche una riflessione più ampia. Spesso crediamo a ciò che è presentato con l’autorità del linguaggio colto. Una citazione, una nota a piè di pagina, un riferimento bibliografico producono un effetto di verità che raramente mettiamo in discussione. Borges mostra quanto sia fragile questa fiducia e quanto facilmente si possa costruire un autore dal nulla. Alla fine il lettore può sentirsi ingannato, ma si tratta di un inganno benevolo e intelligente. Borges ride un poco dei lettori, ma ride soprattutto dei critici, degli studiosi e dell’autorità che la cultura attribuisce ai suoi stessi riti. Herbert Quain, autore che non ha mai scritto nulla, finisce così per occupare un posto nella memoria letteraria, dimostrando che talvolta il commento può essere più duraturo dell’opera stessa.
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