Herzog appartiene a quella grande famiglia di personaggi della letteratura moderna che possiedono una straordinaria ricchezza intellettuale e una debole capacità di tradurla in azione.
Herzog, protagonista del romanzo Herzog, è un uomo che pensa incessantemente. Scrive lettere che non spedisce mai, discute mentalmente con filosofi, politici, amici, nemici e perfino con i morti. La sua mente è un laboratorio in continua attività, ma proprio questa abbondanza di riflessione finisce per paralizzarlo. Ogni decisione viene scomposta, analizzata, rimessa in discussione, rinviata, ritardata.
In questo senso ricorda molto Zeno Cosini di Italo Svevo. Anche Zeno è un uomo intelligente, ironico e consapevole delle proprie contraddizioni. È incapace di aderire completamente a una scelta, a un amore, a un progetto. La sua vita procede tra rinvii, autoanalisi e giustificazioni.
La differenza principale è che Zeno appare spesso come un borghese impacciato che osserva sé stesso con umorismo, mentre Herzog possiede una dimensione più tragica e più ampia culturalmente. Herzog porta sulle spalle il peso della filosofia, della storia, della cultura occidentale; Zeno soprattutto quello della propria nevrosi personale.
Si potrebbero aggiungere alla stessa famiglia altri personaggi:
Oblomov, paralizzato dall’inerzia.
Leopold Bloom, che attraversa il mondo più osservandolo che modificandolo.
Josef K., travolto dagli eventi senza riuscire a dominarli.
Sono personaggi che la letteratura moderna ha spesso preferito agli eroi tradizionali. L’eroe classico agisce; questi personaggi riflettono. L’eroe antico cambia il mondo; loro cercano di capire il mondo e, nel frattempo, finiscono per smarrirsi dentro sé stessi.
Forse il fascino di Herzog e di Zeno nasce proprio da questo: il lettore moderno si riconosce più facilmente nei loro dubbi che nelle certezze di un eroe. Non sono uomini che conquistano, ma uomini che cercano di comprendere, e la loro sconfitta pratica diventa spesso una vittoria conoscitiva.
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