Le ragioni del voto

Parlando con persone che incontro, la ragione principale di coloro che dicono che voteranno Sì consiste nell’osservazione che i giudici – intendono dire pm e giudici – sono irresponsabili. Fanno pure esempi con altre categorie di professionisti o funzionari: medici, ingegneri, avvocati, funzionari. Tutti costoro e ogni lavoratore del braccio o della mente sono sottoposti a responsabilità disciplinare se sbagliano. Solo i magistrati appaiono alla gente esenti da questo tipo di responsabilità e tanti, anche non intellettuali, portano l’esempio di Tortora ingiustamente incarcerato, mentre i suoi persecutori giudiziari sono stati ritenuti meritevoli di progredire nella carriera, fino ad arrivare, nonostante lo scandalo, ai più alti vertici. Gente comune porta altri esempi simili con i quali la loro esistenza si è imbattuta.

Il fronte del No respinge l’accusa che i giudici siano irresponsabili, portando statistiche per le quali sarebbero i migliori d’Europa o del mondo. Ma la convinzione della gente comune non si fa influenzare dalle statistiche, spesso manipolate, e coninua a pensare che bisogna correggere certe anomalie della magistratura.

Il fronte del No sostiene che, se i giudici dovessero essere sottoposti a un peso maggiore di responsabilità, non farebbeno più bene il loro lavoro per timore di sbagliare e di essere sanzionati. Per questo lavorerebbero meno e peggio. Così dicono. Ma non mi convincono.

Diventare magistrato non è un’assegnazione divina, per cui il designato debba accettarla ed essere esentato da rischi. Il magistrato lo fa chi vuole farlo, superando un duro concorso. Potrebbe anche non fare il concorso e nessuno lo obbligherebbe. Ma pretendere di poterlo fare e anche voler essere immuni dalle comuni responsabilità disciplinari che regolano il lavoro di tutte le altre categorie di lavoratori, è come volere la botte piena e la moglie ubriaca.

Chi vuole fare il giudice lo deve fare responsabilmente, non con la leggerezza e, a volte, il menefreghismo che gli viene da tempi antichi, attraversando Regno, Fascismo e Repubblica, prima e seconda.

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