
La nipote arrivò quella mattina molto presto. Da alcuni giorni non andava a trovare il nonno. Il lavoro, gli amici, qualche serata fuori l’avevano tenuta lontana da quella casa dove abitava ormai soltanto un vecchio di ottant’anni con la sua badante rumena.
Entrò senza fare rumore. Aveva le chiavi.
Quando spalancò la porta della camera da letto rimase immobile.
Il nonno era sotto le lenzuola. Accanto a lui, distesa sul letto, dormiva la giovane badante.
La ragazza impallidì.
«Nonno! Ma che significa?»
L’anziano aprì lentamente gli occhi. La badante si svegliò di soprassalto e si tirò a sedere, mortificata.
Per qualche secondo nessuno parlò. Nella mente della nipote si era già costruita una storia. Una storia brutta, quasi mercenaria, indegna di quell’uomo che aveva sempre conosciuto onesto e riservato.
Fu lui a rompere il silenzio.
«Lasciami spiegare.»
La notte era stata lunga. Di quelle notti d’inizio estate in cui il sonno sembra non voler arrivare. Dalla finestra entrava il vento leggero che saliva dal mare e portava odori antichi: gelsomino, salsedine, terra umida. Odori che non appartenevano soltanto all’aria, ma alla memoria.
Da dieci anni metà del letto era rimasta vuota. Da quando sua moglie era morta, consumata da un tumore, ogni notte quel vuoto gli sembrava più grande.
Aveva conosciuto molte stagioni della vita. La giovinezza inquieta, quando rincorreva i corpi femminili con l’ingenuità dei vent’anni. Poi il matrimonio, il lavoro, i sacrifici, i tre figli cresciuti con amore e diventati uomini. Sua moglie gli aveva regalato una felicità che non aveva mai creduto possibile. Bella, intelligente, capace ogni giorno di essere diversa, era stata compagna, amante, madre e amica.
Poi tutto era finito. Da allora era iniziata una terza vita. Quella della sopravvivenza.
Quella notte non riusciva a prendere sonno. Chiamò piano la badante.
«Mi faresti compagnia per un poco?»
La donna esitò appena. Lo conosceva da tre anni. Sapeva che era un uomo buono.
Si stese sopra il lenzuolo, senza avvicinarsi. Lui le prese una mano. Ogni tanto le sfiorava un braccio, una spalla, come si accarezza un ricordo che si teme di perdere.
Parlarono poco. Fu soprattutto una notte di silenzi.
Gli odori della giovinezza tornarono improvvisi. Rivide i genitori, la casa dell’infanzia, gli anni della forza, il volto della moglie quando ancora sorrideva senza conoscere la malattia.
La giovane si addormentò. Lui rimase sveglio ancora a lungo.
Non guardava il suo corpo. Guardava la vita che, per una notte soltanto, aveva smesso di sembrargli così lontana.
Quando terminò il racconto, la nipote non disse nulla. Guardò il nonno, poi la badante. Capì che non aveva sorpreso due amanti.
Aveva scoperto un uomo che, giunto quasi al termine del cammino, aveva avuto paura di attraversare da solo un’altra notte. E quella paura, improvvisamente, le sembrò la cosa più umana del mondo.